“Il centrodestra unito farà uscire Lucca dall’immobilismo”

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  • Ha lavorato nel mondo della finanza, per una banca di affari nella City di Londra. Poi ha scelto di cambiare vita. Si è trasferito dall’altra parte del mondo, in Argentina, dove ha fondato un’azienda vinicola ed una agricola. Il ritorno in Italia lo ha fatto per amore. Adesso vive a Lucca, la sua città natale, dove ha messo su famiglia. Dopo aver guidato per due edizioni uno dei gioielli cittadini, la grande kermesse del fumetto e del gaming Lucca Comics, Mario Pardini ha deciso di mettersi in gioco per la carica di sindaco. In questa intervista a ilGiornale.it spiega la città che ha in mente, cosa vorrebbe fare subito e cosa nel lungo periodo. Senza risparmiare critiche a chi lo ha preceduto.

    Il nome di una delle liste che la sostiene, Lucca 2032, fa pensare ad un progetto di governo che arriva al termine, dopo due mandati. Che città immagina fra dieci anni?

    “Turismo, Cultura e Sport: il futuro di una città d’arte come Lucca si basa tutto su questi tre aspetti, su cui bisogna investire perché facciano da traino a tutto il resto, come ci insegnano le esperienze italiane ed europee delle capitali dell’eccellenza urbane. Per tutto il resto intendo principalmente i punti su cui i cittadini sono più sensibili, ossia il traffico, la manutenzione delle strade, il decoro urbano, la sicurezza, i servizi sociosanitari, il lavoro, la scuola. La Lucca che immagino è una città dove si interviene per risolvere le cause dei problemi in modo che non si ripropongano periodicamente, questa è la vera ricetta del cambiamento che stiamo portando avanti”.

    Come si vive oggi a Lucca? Quali sono le principali criticità? E i punti di forza inespressi?

    “La Lucca di adesso vive come sotto una bolla di immobilismo. In questi anni non c’è stata lungimiranza politica o visione, ma ci si è alternati fra una superficiale e ordinaria amministrazione e un empasse che ha impedito lo slancio internazionale della città. Girando il mondo da imprenditore – ho lavorato per anni nella City di Londra e fondato due aziende in Argentina – ho osservato tante realtà che senza avere particolari punti di forza sono diventate grandi poli di attrazione, grazie a mirate campagne di marketing dei territori. Ecco, se dovessi mettere a fuoco la principale criticità della mia città è l’incapacità di esprimersi al meglio nel contesto locale e internazionale. Ma chi si ripropone oggi a governare dopo dieci anni di immobilismo non sa quanto tempo è stato perso e i lucchesi questo lo hanno capito bene, da qui la tanta voglia di cambiamento, che è anche lo slogan della mia campagna elettorale”.

    Il suo nome trova il sostegno di tutte le forze del centrodestra. La sinistra, invece, appare divisa. Le primarie hanno lasciato pesanti strascichi tra i progressisti?

    “Definire Francesco Raspini un candidato di centrosinistra è concettualmente sbagliato, lui infatti è appoggiato solo dal Pd e da alcune liste civiche. Si va per sottrazione: Italia Viva e Azione di Calenda infatti hanno presentato il loro candidato, come pure Rifondazione comunista, Sinistra Italiana e Lucca per l’ambiente. Gli ambientalisti – che sono una grande fetta dell’elettorato di centrosinistra, in particolare, non lo appoggiano sia per le politiche legate al taglio degli alberi e alle cementificazioni, a seguito delle ombre emerse recentemente dal caso di Sistema Ambiente portato alla luce da tre servizi in prima serata su Striscia La Notizia. Il centrodestra invece è unito e compatto come mai prima, oltre a tutti i partiti di coalizione (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) a sostegno della mia lista civica ci sono anche Italia al Centro di Toti e l’Udc”.

    La candidatura della destra, invece, la preoccupa o la lascia indifferente?

    “Ognuno fa le sue scelte e la sua corsa. Io sono sereno perché, come dicevo, ho l’appoggio della coalizione di centrodestra nella sua interezza e forse anche qualcosa di più. Sono certo che i cittadini lucchesi sanno che il treno europeo del PNRR è la vera risorsa che non possiamo perdere per cambiare il volto della nostra città”.

    Ci parli un po’ di lei. Nella sua città la conoscono tutti per aver guidato l’azienda partecipata di cui fa parte anche Lucca Comics and Games. Ci racconta qualcosa di questa sua avventura?

    “È stata un’esperienza lunga e appassionante, sono infatti arrivato a Lucca Comics nel 2011, essendo co-creatore dell’Area Movie della manifestazione, che ha portato nel già enorme contenitore dell’evento le più grandi multinazionali di produzione e distribuzione cinematografiche (Disney, Warner Bros., eccetera) su ispirazione del Comicon di San Diego – e dal 2018 al 2020 ho avuto il grande onore di diventarne il presidente per le due edizioni storicamente più di successo della storia dell’evento. Nello staff di Lucca Comics ho conosciuto tante belle persone, con cui ancora intrattengo rapporti di amicizia e spero come sindaco di poter contribuire in futuro a fare diventare la manifestazione ancora più grande, più bella e forte nel panorama internazionale della cultura pop”.

    In precedenza ha avuto esperienze in Inghilterra e Argentina. Ci può raccontare di cosa si è occupato?

    “Ho lavorato per Generali Private Banking nella City di Londra, successivamente ho cambiato vita, fondando e amministrando in Argentina l’azienda vinicola Ave Wines di Mendoza – che è arrivata a distribuire fino a 220mila bottiglie in 8 paesi del mondo – e l’azienda agricola “Martita”, affidate adesso ad un team locale. Dopo gli anni argentini ho sentito il bisogno di tornare a Lucca, la città dove sono nato, dove adesso vivo con la mia famiglia”.

    Nel 1994 fu presidente di Forza Italia Giovani. La sua collocazione politica pare consolidata da anni nell’alveo del centrodestra. Si ricorda come si avvicinò alla politica e quali aspirazioni aveva?

    “Mi riconosco da sempre nella tradizione liberale, per questo quando nei primi anni novanta mi fu chiesto di impegnarmi con l’allora neonato partito non mi tirai indietro, assieme a tanti amici che ancora oggi sono con me in questa tornata elettorale. Successivamente scelsi di fare esperienze lavorative e formative all’estero e quindi abbandonai la carica, ma la politica – intesa come servizio alla comunità – è sempre stata per me motivo di interesse e passione”.

    Quale sarebbe la prima cosa che vorrebbe fare per la sua città una volta eletto sindaco?

    “In quanto imprenditore sono un pragmantico, miro ai risultati. Per questo al primo punto del mio programma c’è il reclutamento di un team per portare a Lucca i fondi del Pnrr e i bandi europei, nazionali e regionali. Abbiamo già perso troppi treni grazie all’amministrazione uscente, tanti altri devono essere presi velocemente e non c’è un minuto da perdere per fare arrivare alla città i finanziamenti di cui ha bisogno per raggiungere l’eccellenza che merita ed entrare a pieno titolo nel circuito delle smart city, con tutti i molteplici benefici sul benessere dei suoi cittadini”.

    Aggiunga pure anche una cosa grande, che richiede tempo, le concediamo la “bacchetta magica”…

    “Lucca è rimasta indietro sulle opere infrastutturali. Se avessi la bacchetta magica la prima cosa che farei sarebbe il raddoppio della ferrovia da Firenze a Lucca, che renderebbe la città connessa come merita. Oggi il tempo di percorrenza è un’ora e 10 minuti con il Rapido, un’ora e trenta per il treno Regionale. Quando mi vengono a trovare degli amici, dall’estero, non credono che sia possibile metterci così tanto da Lucca a Firenze. L’obiettivo nostro è quello di impiegarci mezz’ora. In più bisogna lavorare alle infrastutture per rendere la città sostenibile, ovvero uno o più parcheggi sotterranei fuori dalle porte delle mura e di conseguenza implementare le zone pedonali, le piste ciclabili in ottica green e una metropolitana di superficie”.

    Per ovvie ragioni lei sarà critico nei confronti della giunta Tambellini (di centrosinistra) che ha governato la città negli ultimi anni. C’è però qualcosa che, secondo lei, merita di essere salvata?

    “Il sindaco uscente Tambellini è una persona onesta e seria, a cui riconosco l’onore delle armi anche se ha svenduto buona parte del grande patrimonio delle società partecipate, vero gioiello della città”.

    Spesso a Pisa e a Livorno si parla di Area Vasta. Se non sbaglio se ne parla anche a Lucca. Per i non toscani chiariamo che si tratta di una possibile sinergia per cercare di controbilanciare il baricentro politico spostato troppo su Firenze e dintorni. Come vede questa sfida? Quali concrete sinergie ci possono essere tra le tre città, distanti poche decine di chilometri l’una dall’altra?

    “Il mio intento come futuro sindaco sarà quello di unire e non dividere, di collaborare e non isolare, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni confinanti. Nostro scopo è quindi creare una importante sinergia culturale, turistica e infrastrutturale con le altre città della Toscana. Sono sbagliate le divisioni personali tra i sindaci di realtà vicine, bisogna invece fare sinergia”.

    Per concludere, cos’è che le sta più a cuore e per cui vorrebbe battersi?

    “La cosa a cui tengo di più è la mia famiglia: mia moglie, i miei figli, i genitori e gli amici. Di conseguenza penso prima di tutto al loro benessere, alla qualità delle loro vite. Per esempio noi coltiviamo a casa un orto biologico senza pesticidi, come lezione di rispetto per l’ambiente per i nostri figli, che dovranno crescere in modo sano e sicuro. E quindi voglio una città che garantisca per tutti sicurezza, che abbia sempre un occhio di riguardo all’ambiente. Perché rispettare gli altri e il mondo in cui viviamo è rispettare noi stessi”.


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