Il Congresso spagnolo boccia il decreto di misure per la casa. Sanchez valuta il voto anticipato

 

Il Congresso spagnolo ha rigettato il decreto di misure contro l’emergenza abitativa con 172 voti a favore e 178 contrati delle destra, Partito Popolare e Vox, e i voti decisivi dei 7 deputati della forza catalanista Junts per Catalunya.

Immediatamente dopo la votazione, da fuori il Parlamento, nella Carrera de San Geronimo, dove da questa mattina manifestavano gli attivisti dei sindacati degli inquilini e migliaia di cittadini accampati da giorni in Puerta del Sol, si sono levate urla di protesta: “I vostri profitti, la nostra miseria!’ e ‘Subito sciopero generale!.

E dopo la bocciatura il governo di Pedro Sanchez valuta l’ipotesi di convocare elezioni anticipate sulla fine della legislatura nel 2027. Il voto contrario dei sette deputati di Junts ha reso visibile la mancanza di una maggioranza parlamentare progressista nel Parlamento e, secondo fonti governative riportate dall’online elDiario.es, il premier Pedro Sanchez potrebbe convocare le urne per il prossimo 29 novembre. Tuttavia, dalla Moncloa invitano alla “calma”. Quanto accaduto oggi in Aula viene definito molto grave. Ma si richiama a un periodo di “riflessione”, che potrebbe avvenire questo stesso fine settimana, sulla decisione del premier su un ritorno anticipato alle urne.

SI RIACCENDE LA PROTESTA IN PIAZZA

La bocciatura ha fatto riaccendere le proteste di piazza già attive da diverse giorni, a cui partecipano migliaia di persone che chiedono soluzioni immediate a riguardo. Il cuore delle manifestazioni è la Puerta del Sol di Madrid, uno dei luoghi più emblematici del centro città, dove da sabato scorso decine di persone mantengono aperto un presidio permanente con tende montate nel centro della piazza.

“Sciopero generale, sciopero generale”, è uno degli slogan scanditi dai manifestanti, che chiedono ai partiti politici di adottare misure volte in particolare a rendere più accessibili e meno cari gli affitti, i cui prezzi sono alle stelle, e ora mostrano “delusione” per la decisione del Congresso spagnolo di respingere due decreti presentati dal governo. A riassumere i sentimenti della piazza è ad esempio il cosiddetto “Sindacato degli inquilini”, organizzazione attivista che promuove misure a tutela in particolare di chi vive in affitto e azioni per evitare sfratti.

“Quello che si è visto oggi è ridicolo e non abbiamo intenzione di sopportare tutto ciò”, ha affermato la portavoce del sindacato Valeria Racu, citata da El País. “Se là dentro non ci sono politici coraggiosi che governano per la gente, abbiamo le cose chiare: il tempo dei politici è finito”, ha avvertito. “Ma ciò – ha aggiunto – non significa che sia finito anche il tempo della politica: la politica è in strada ed è qui dove continueremo a stare”.

“Non ci fermeremo fino a ottenere il diritto alla casa in questo Paese e continueremo nelle strade la lotta”, ha dichiarato la portavoce del Sindicato de Inquilinas, Alice del Rio, facendo appello a la ‘huelga general!’, lo sciopero generale. Al grido di ‘Vergogna!’, gli ‘indignados’ per la crisi abitativa – ai quali si è unito il sindacato studentesco – sono tornati in Puerta del Sol, dove hanno fatto appello a una “mobilitazione di massa” questa sera alle 20, nell’accampamento nel cuore di Madrid. Mentre oltre 50 manifestazioni sono state indette da organizzazioni sociali, sindacati degli inquilini, e associazioni in 50 città spagnole per domani.

I PROVVEDIMENTI BOCCIATI

Il decreto bocciato era quello che conteneva il grosso delle misure per l’emergenza casa, con il blocco degli sfratti delle persone vulnerabili fino al 2030, lo stop agli acquisti di immobili da parte del cosiddetti ‘fondi avvoltoio’ di speculazione immobiliare, oltre a sovvenzioni per l’acquisto della prima casa e a interventi di edilizia abitativa per alloggi con canoni accessibili. E, dall’entrata in vigore, mercoledì scorso, aveva già evitato numerosi sgomberi.

Un secondo decreto in votazione alla Camera bassa conteneva invece altri provvedimenti nella stessa materia, come il rinnovo automatico per due anni dei contratti di affitto in scadenza fino al 2028. Anche questo secondo decreto è stato respinto dal Congresso, con 166 “sì” e 184 “no”. Secondo l’agenzia Efe, tra chi si è opposto ci sono stati sia i deputati di Junts sia quelli del Partito Nazionalista Basco (Pnv), due formazioni che spesso hanno votato nel blocco di maggioranza el corso dell’attuale legislatura. Prima della votazione, il premier Pedro Sanchez aveva fatto appello ai deputati delle destre – in particolare quelli del Partito Popolare, di Vox, e i 7 deputati decisivi di Junts per Catalunya, per un voto a favore dei provvedimenti.

“Vi chiedo di pensare alla gente, la gente comune che ha più bisogno di essere protetta dal pubblico”, l’appello di Sanchez prima della votazione nominale, chiedendo ai deputati di “dimenticare i calcoli ideologici”. “Se oggi i decreti decadono, il danno al nostro Paese sarà immenso”, ha assicurato il leader socialista, “e questa volta non sarà colpa della Troika né dello spread né delle banche: sarà di coloro che votano no”. Sanchez ha ripetuto il suo appello e la sua ‘preghiera’ di votare a favore, perché “la storia vi giudicherà prima di quanto pensiate e con più durezza di quanto immaginiate”, ha concluso.

Ansa