«IL CROCEFISSO DI MICHELANGELO esiste: lo abbiamo visto. Ed è bello, bellissimo. Da togliere il fiato».
L’avvocato Francesco Ciabattoni esce pochi minuti per prendere una boccata d’aria dopo avere aperto la cassetta di sicurezza nella «Euro Commercial Bank» di Domagnano. Qui Giorgio Balestrieri, amico del Conte Ugolini, ha nascosto questa opera preziosa nel 2009. Un capolavoro che oggi finalmente è tornato alla luce.
Appena aperta la cassetta e visionato il contenuto è però scattato il sequestro di tutto: Crocifisso compreso.
E’ questa la decisione del giudice Rita Vannucci che ha così deciso per appurare la paternità della scultura lignea e la sua provenienza. Un giallo complesso, un mistero che parte da lontano e che approda nel caveau della banca di San Marino dove Giorgio Balestrieri ha nascosto tre anni fa questa opera attribuita a Michelangelo ventenne.
«Il mio assistito lo ha fatto per salvare il Crocifisso — spiega l’avvocato Ciabattoni — e per renderlo di nuovo fruibile ad appassioanti e studiosi».
L’opera è infatti al centro di una storia complicatissima (con un Cristo gemello acquistato dallo Stato Italiano ed in «odore» di falsità) che intreccia ambasciatori di San Marino, Vaticano, Fondazioni e ’ndrangheta.
Dentro la cassetta di sicurezza, oltre all’opera, era conservato anche il testamento olografo del Conte Ugolini che affida tutta la sua eredità al suo amico Angelo Boccardelli.
Boccardelli, finito nei guai per l’acquisto di una casa per ospitare la Fondazione Ugolini e per contatti con la ’ndrangheta, è attualmente in carcere.
Per questo Balestrieri è intervenuto e ha nascosto il Cristo insieme ad altri oggetti di Ugolini. Il Conte, ambasciatore di San Marino in Egitto, è il primo protagonista di questa storia che inizia alla fine degli anni ’70 quando appare alla ribalta della cronaca questo capolavoro di 40 centimetri. Ufficialmente è stato dato ad Ugolini da un Patriarca di Beirut per farlo restaurare in Italia. Ma poi nessuno lo reclamerà mai più.
«Oggi abbiamo una certezza — spiega Rita Vannucci —: dentro questa cassetta intetstata a Girgio Balestieri esiste questa stauetta di legno. Adesso dovremo procedere in due modi: primo verificare la paternità dell’opera e poi capire anche la provenienza».
Per fare questo dovranno essere nominati due periti ai quali è affidato il compito di studiare il Crocifisso e capire in che epoca è stato scolpito e da quale mano d’artista.
«Ho già pronto il nome — spiega l’avvocato Francesco Ciabattoni —: il nostro perito sarà padre Heinrich Pfeiffer, docente di Arte Sacra all’Università Gregoriana di Roma. L’ho chiamato ed ha accettato subito».
Per il momento la cassetta con tutto quello che contiene (Crocifisso compreso) è sotto sequestro dell’autorità giudiziaria di San Marino.
E da New York arriva la voce di Giorgio Balestrieri che esulta per l’«apparizione» del Crocifisso
«Il Cristo, salvato dai Nazisti, — spiega — è scampato anche a tre furti organizzati dalla ’ndrangheta. Questa opera non era e non è mai stata, non è e non sarà mai messo in vendita perche’ Meraviglia del mondo e bene dell’umanità. La scultura lignea deve essere messa in sicurezza nella Repubblica di San Marino (la Repubblica piu’ Antica del Mondo), a disposizione di studiosi e non di mercanti d’arte». Resto del Carlino











