Con 44 voti favorevoli su 44 votanti la Legge è passata. Ora prepariamoci all’accoglienza.
Ma è proprio la strutturazione di questa accoglienza, perniciosa, che crea ulteriori dubbi.

Il Governo ci ha assicurato che le spese saranno sovrapponibili a quelle dei profughi ucraini. Questo non corrisponderà al vero, poiché le differenze culturali e religiose imporranno scelte diverse.
Se accoglienza sia, almeno venga fatta bene. Non saranno sufficienti le elemosine raccolte dal buon cuore dei sammarinesi o la tinteggiatura pro bono delle associazioni sponsor sulle case dello Stato.
C’è bisogno di una governance strutturata che contempli e prevenga eventuali criticità che si dovessero creare.
Il Comitato per San Marino chiede al Governo di spiegare il piano di fattibilità (che sicuramente sarà stato redatto) per favorire al massimo l’accoglienza.
Come intende agire il Governo per assicurare un monitoraggio di persone provenienti da zone a rischio di terrorismo? Il visto Schengen non è un bollino D.O.C. che esclude totalmente questa possibilità. I nostri corpi di polizia hanno la formazione e le attrezzature necessarie per svolgere questo compito?
Sul piano sanitario siamo sicuri che non dovremmo apportare modifiche? Nella cultura islamica la donna non deve essere guardata né tantomeno toccata da un altro uomo. Come si organizzerà quindi la nostra sanità in questa evenienza?
È vero che nella routine sarà possibile dedicare personale femminile all’assistenza, ma in caso di urgenza o emergenza (ad esempio un parto o un intervento notturno, dove magari è presente un solo medico uomo) dovremmo raddoppiare i medici e il personale sanitario, garantendo sempre la presenza di uomini e donne? Oppure dovranno essere istituite Guardie Mediche esclusivamente femminili?
Nei Paesi islamici radicali a cui la Striscia di Gaza appartiene, come retaggio tribale — seppur non su larga scala — viene praticata l’infibulazione femminile (mutilazione genitale), una tecnica aberrante a cui purtroppo alcune donne vengono sottoposte da bambine. Questo comporta, in caso di assistenza (specialmente ostetrico-ginecologica), una preparazione specifica. Molti ospedali europei da tempo si sono attivati con corsi di formazione dedicati.
Le persone che arriveranno avranno difficoltà di comunicazione legate alla lingua. Il Governo avrà sicuramente pensato a reperire interpreti e mediatori culturali per favorire la comunicazione: questo personale sarà a carico dello Stato?
I bambini, parte più fragile e colpita nei conflitti, saranno seguiti da personale formato per la gestione di eventi post-traumatici ed eventuali processi di de-escalation rispetto a pregressi e possibili indottrinamenti subiti anche nelle scuole di Gaza?
Questi bambini dovranno andare a scuola e, non parlando la nostra lingua, non potranno essere inseriti immediatamente nelle classi ordinarie (pena l’interruzione dei programmi). Avranno quindi bisogno di insegnanti di madrelingua per continuare la formazione. Anche in questo caso gli oneri saranno a carico dello Stato?
Per l’alimentazione di queste persone si dovrà ricorrere alla macellazione halal? La macellazione halal è il metodo islamico in cui un animale sano viene sgozzato mentre è cosciente, recidendo trachea ed esofago fino al dissanguamento completo, accompagnato dalla formula rituale e orientato verso la Mecca. La macellazione deve essere effettuata da un musulmano osservante e non deve essere contaminata da carne di maiale.
Se nel nostro mattatoio vengono macellati anche i maiali, la struttura risulterebbe non idonea. Dovremmo quindi ottenere specifiche autorizzazioni e assumere personale musulmano? Inoltre, San Marino si è sempre schierato contro il maltrattamento degli animali: l’APAS si è espressa in merito?
Il Comitato per San Marino rifiuta con forza le etichette di xenofobia e razzismo. Questo è semplicemente buon senso e uno spunto di riflessione per tutti.
La solidarietà modaiola cozza con i problemi reali del Paese ed è fine a sé stessa.
Infine, il Comitato per San Marino auspica che la stessa attenzione e solerzia siano rivolte anche a tutte quelle famiglie sammarinesi che versano in situazioni di difficoltà economica (e non solo) e a tutti quei giovani impossibilitati alla creazione di una vita indipendente o alla formazione di nuove famiglie, ostacolate dal carico economico legato all’abitazione.
Rita Mularoni, portavoce Comitato Pro San Marino











