IL PATTO SULLA CRISI ECONOMICA SAMMARINESE

  • Le proposte di Reggini Auto

  • Si parla già che i cassaintegrati potrebbero arrivare a 1500. In soldoni, un buco che sfiorerà circa 5 milioni di euro. Le aziende chiudono, il turismo non regge, gli alberghi hanno perso oltre il 20% di fatturato negli ultimi mesi e stentano a rimanere aperti, e anche se i consumi interni sembrano reggere, pure il commercio è sofferente.

    Fatta eccezione per il comparto agricolo, che la sua crisi l’aveva già avuta negli anni passati e che ha saputo riciclarsi investendo in competitività e prodotti di nicchia, il quadro che emerge dai riferimenti delle associazioni di categoria convocate dal Gruppo di Coordinamento del Patto per San Marino, ha tinte molto fosche.

    C’erano tutti stamani intorno al tavolo politico organizzato dai rappresentanti delle quattro liste: Anis, Osla, Usot, Unas, Usc, Cdo, Coltivatori diretti; e poi, in successione, le associazioni bancarie e finanziare, avvocati e commercialisti, nel pomeriggio i sindacati. Sono in calendario per giovedì pomeriggio i rappresentanti dell’Unione sammarinese dei lavoratori.

    Non è solo un cahier de doleances, una litania infinita di problemi: è la presa di coscienza, unanime e generalizzata, che occorre ridisegnare, subito, un nuovo, grande progetto economico per San Marino.

    La crisi internazionale, di cui si stanno avvertendo le prime avvisaglie e che i suoi veri effetti li farà sentire nei prossimi mesi, è venuta a cadere su un sistema che oggi sta rivelando tutti i suoi punti critici. A cominciare dal settore bancario e finanziario, dove i ritardi sulla strada della trasparenza e della lotta contro il riciclaggio, stanno penalizzando non solo l’operatività degli operatori, ma a cascata, tutta l’economia. E poiché siamo un Paese sotto esame da parte degli organismi internazionali, la strada della risalita è molto più difficile.

    Ma non mancano le volontà. E neppure le risorse. Basta saperle mettere in campo nella giusta maniera.

    I suggerimenti, le proposte, la volontà di agire che vengono dagli operatori, coincidono con le intenzioni della politica. Non basta intervenire sugli ammortizzatori sociali per dare un aiuto a chi non ha più il lavoro. Occorre prima di tutto mantenere il lavoro. Di più, occorre prevedere gli strumenti per la crescita con una gamma di interventi di sistema in grado di rilanciare San Marino sulla strada dello sviluppo. Si è parlato dunque di monofase, di scambi interni, di fiscalità. Ma anche di contratti di lavoro e riforma della PA. Che deve dare il buon esempio sulla strada della produttività, dell’efficienza e del contenimento della spesa. San Marino, oggi, non può permettersi un ulteriore aumento del costo del lavoro. Per le aziende vorrebbe dire chiudere definitivamente bottega. E poi di secondo pilastro, che non dovrà configurarsi come un nuovo carico sulle spalle dell’impresa. Di bollette, che sono state ribassate ovunque, con notevoli risparmi per le famiglie e le imprese, tranne che da noi. Di una nuova tipologia turistica, basata sulla cultura e sull’Università.

    Si è parlato inoltre di accessi più facilitati al credito, specialmente per le imprese piccole e piccolissime. Mentre da Assofin è arrivato un accorato appello alla politica: chiudete quelle finanziarie che non lavorano.

    Insomma, tutte le strategie per fare sistema. Un nuovo sistema San Marino, che parte dall’unanime apprezzamento delle categorie economiche e sociali nei confronti del governo. Il quale, in appena tre mesi, è riuscito a ristabilire le relazioni con l’Italia, ad evitare il blocco del sistema bancario e ora sta mettendo in gioco tutte le sue risorse, umane e politiche, per far sì che questa crisi, globale ed ineludibile, diventi occasione di rinascita e di sviluppo.

     

    San Marino 10 marzo 2009