La direttiva di Salvini contro “balordi” e degrado urbano: via pusher e abusivi dai centri delle città e dalle “piazze di spaccio”. E i prefetti potranno emettere il daspo urbano
Il piano “anti balordi” messo a punto dal ministero dell’Interno prende forma.
È una direttiva firmata da Matteo Salvini a rendere effettivo le ordinanze già adottate a Bologna e Firenze e che hanno come obiettivo quello di rafforzare la sicurezza delle città e contrastare il degrado urbano.
Con la circolare di oggi (leggi il documento integrale), il ministro ricorda che il decreto legge del 20 febbraio 2017 “affida ai sindaci ed alle autorità di pubblica sicurezza strumenti operativi” che permettono di ordinare un “daspo urbano” nei confronti di chi non permette la “mobilità e fruibilità delle aree pubbliche”. Se questi strumenti non bastassero, però, i prefetti potranno intervenire per mantenere la sicurezza e il decoro della città.
La nuova direttiva è stata inviata ai prefetti e al capo della polizia Franco Gabrielli e fornisce gli “indirizzi operativi su ordinanze e provvedimenti antidegrado e contro le illegalità” attreverso i quali i prefetti potranno emettere ordinanze specifiche “ogni qualvolta emerga la necessità di un’azione di sistematico disturbo di talune condotte delittuose che destano nella popolazione un crescente allarme sociale”.
L’idea alla base è quella di poter impedire a pusher e trafficanti alle cosiddette “piazze dello spaccio”, attraverso – appunto – il daspo urbano. Per questo Salvini chiede ai prefetti di convocare il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica per individuare “le esigenze di tutela rafforzata di taluni luoghi del contesto urbano” e decidre quindi la “strategia di intervento”. Il tutto – la direttiva lo ricorda in modo ben esplicito – “con il coinvolgimento, ove la situazione lo richieda, di tutte le componenti, pubbliche o private, di volta in volta interessate, se del caso mediante specifiche sedute del Comitato metropolitano”. Inoltre il ministero chiede ora che “a partire del 31 maggio”, le prefetture inviino al Viminale “puntuali report sul monitoraggio condotto in relazione alle ricadute delle ordinanze adottate”. Il Giornale.it