Il piano segreto per fermare gli sbarchi: aerei da pattugliamento e radar

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Potenziare gli accordi con Tunisia e Libia e mettere in campo anche gli aerei dell’aeronautica: Salvini prova a giocare d’anticipo rispeto alle Ong nel Mediterraneo

Arrivare prima delle Ong: sarebbe questo, alla lunga, l’obiettivo del ministro dell’interno Matteo Salvini nell’ottica della lotta all’immigrazione clandestina.

Il leader della Lega, nel suo braccio di ferro con le Ong, vorrebbe in qualche modo porsi nella condizione di arrivare prima delle stesse organizzazioni e non dare loro la “scusa” di intervenire poco oltre le acque territoriali libiche e tunisine.

Per cui, ecco che il piano svelato in parte da La Stampa si dirama su due principali direttrici: maggiore collaborazione con la guardia costiera dei due paesi nordafricani in questione da un lato, utilizzo dell’aereonautica dall’altro.

I recenti casi che riguardano soprattutto la Sea Watch e la Mediterranea Saving Humans, fanno ritenere a Salvini imprescindibile intervenire quando ancora i barconi ed i gommoni si trovano in acque territoriali libiche o tunisine. Ma ovviamente non può essere, sia per ragioni di diritto che per opportunità logistiche, la nostra marina ad effettuare salvataggi a ridosso di Libia e Tunisia.

Per cui secondo Salvini l’importante è adesso dare manforte a Tripoli e Tunisi sia con un ulteriore potenziamento dei mezzi, che con l’utilizzo degli aerei della nostra aeronautica che potrebbero più facilmente intercettare i mezzi con i migranti a bordo appena partiti dalle coste nordafricane.

In questa maniera, secondo il piano del Viminale che a breve potrebbe diventare realtà, Roma può giocare d’anticipo rispetto alle Ong ed intercettare ancora prima di Alarm Phonei barconi. In tal modo, con i mezzi degli scafisti ancora in acque libiche o tunisine, possono essere le motovedette delle locali guardie costiere a farsi carico del salvataggio.

I migranti quindi, verrebbero ricondotti nei paesi da cui sono partiti e non invece traghettati verso l’Italia. Per attuare questo piano, occorre ovviamente una maggiore intesa con i governi di Tripoli e Tunisi. Non meno importante è l’accordo con il ministero della difesa per l’utilizzo dell’aeronautica, un’intesa non certo scontata visti i recenti pesanti screzi tra Salvini ed il ministro Elisabetta Trenta.

Così come scrive Francesco Grignetti su La Stampa, da parte sua però la titolare del dicastero della difesa avrebbe già dato il via libera per un uso coordinato ed organico dei mezzi navali ed aerei per il controllo delle rotte del Mediterraneo.

Non mancano però delle difficoltà, in primis riguardanti la Libia. Il paese è sempre più nel caos, il governo di Tripoli è impegnato nella guerra contro il generale Haftar, più volte nelle ultime settimane si fa riferimento all’insicurezza della regione tripolina. Ma, soprattutto, c’è perplessità per quel che riguarda la tenuta stessa della Guardia Costiera libica, formata spesso da milizie impegnate lungo il fronte contro Haftar.

Un accordo sotto il profilo diplomatico è alla portata, del resto gli attuali canoni che regolano i rapporti tra guardia costiera libica e governo italiano risalgono al periodo di Minniti nel 2017. Fin quando però ci sarà la guerra nel paese nordafricano, l’effettiva applicazione degli accordi ovviamente rimane un’incognita.

Discorso diverso invece per la Tunisia: qui delle istituzioni ci sono, peraltro a breve dovrebbe partire anche una missione militare italiana nel paese volta proprio a potenziare le forze armate di Tunisi. Per di più, dalla Tunisia oramai parte il 40% dei barconi destinati all’Italia: dunque, un’operatività del piano di Salvini in questo paese potrebbe dare i frutti sperati dal leader leghista già a breve termine. Il Giornale.it

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