Il pugno duro dell’Austria: carcere preventivo per migranti pericolosi

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L’Austria continua con la linea dura sull’immigrazione promossa dal cancelliere Sebastian Kurz. Ed è di questi giorni, la notizia che il governo austriaco stia riflettendo sull’introduzione del carcere preventivo per i richiedenti asilo considerati pericolosi.

Come ha ricordato La Stampa, la mossa dell’esecutivo di Kurz arriva dopo “l’episodio di un 34enne con passaporto turco, che ha pugnalato a morte a inizio febbraio il direttore dell’ufficio dei servizi sociali di Dornbrin, nel Voralberg”. Il profilo del criminale era questo: un richiedente asilo, con già alcuni reati penali a suo carico, che da 10 anni era oggetto di un divieto di soggiorno ma che è riuscito a rientrare illegalmente in Austria inizio di quest’anno. Una volta messo piede in territorio austriaco, l’uomo ha fatto domanda di asilo. Dopo qualche settimana, è avvenuto l’omicidio.

Per un governo come quello austriaco, che ha ottenuto la maggioranza soprattutto grazie alle promesse di un giro di vite sull’immigrazione, l’episodio di Dornbrin è stato un fatto gravissimo. Kurz ha promesso sicurezza e confini sicuri, ma questo crimine ha mostrato quelle lacune presenti nel sistema di accoglienza che il cancelliere sovranista ha sempre avuto interesse a eliminare. E così, è arrivata la prima decisione da parte dell’esecutivo: carcere preventivo.

Secondo le indiscrezioni che filtrano da Vienna, l’idea è quella di aprire le porte del carcere a tutti i migranti ritenuti pericolosi. E questo anche a prescindere da una sentenza di tribunale e soprattutto anche senza aver commesso un reato. Il giudizio di pericolosità dell’individuo, infatti, verrebbe emesso dai funzionari del ministero dell’Interno. Solo in un secondo momento, una volta messo all’arresto il migrante, si dovrebbe poi fare intervenire il tribunale per convalidare o meno il fermo e decidere sulle misure da prendere. E proprio per questo motivo, è prevista una forte sinergia tra ministero della Giustizia e ministero dell’Interno.

La legge ovviamente non è ancora stata emanata. Attualmente si parla di una proposta del governo ma che necessita di diverse specificazioni, a cominciare dai criteri da utilizzare per la carcerazione. Anche il ministero dell’Interno ha chiarito che non esiste una casistica. E che quindi occorrerà attendere i lavori del legislativo e dei vari ministeri coinvolti nella stesura della legge. Quello che si sa, fino a questo momento, è che per la carcerazione preventiva saranno necessari “sospetti concreti nel richiedente asilo di un’inclinazione a commettere un delitto” e, solo a quel punto, interverrà la “valutazione di un giudice”.

Una riforma che cambierebbe )e non poco) il quadro giuridico del diritto austriaco. E infatti sono già in molti a credere che debba essere necessaria la riforma della Costituzione. Il carcere preventivo non è una misura ritenuta legittima, il che significa riformare tutta la struttura normativa in modo da permettere l’introduzione di una misura così incisiva. E la polemica politica è già esplosa. A sinistra puntano il dito contro il governo accusandolo di voler introdurre sistemi di polizia simili a quelli vissuti sotto il nazismo.

Ma il governo vuole andare avanti. E se Kurz ora si gioca molto in termini di governo e anche di consenso (le europee sono alle porte e la sua leadership non deve essere messa in discussione), non va sottovalutato anche il ruolo sempre più importante del ministro dell’Interno, Herbert Kickl. Il ministro, uno dei leader dell’Fpö , ha già proposto una norma che permette di rispedire nel proprio Paese d’origine i richiedenti asilo condannati in prima istanza.

E, come ricorda Il Foglio, durante un’intervista alla televisione austriaca il ministro aveva prima assicurato il rispetto totale dello stato di diritto. Ma poi ha voluto fare una precisazione: “Attenzione però a non sottovalutare il pericolo che vi possano essere abusi, con la conseguenza che le leggi stesse si rivoltino contro lo stato. Diventino quasi ostacolo all’azione”. E ha lanciato una provocazione: “Non è la politica a doversi adeguare alla legge, ma la legge alla politica”.
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