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  • Il Resto del Carlino intervista il Pres. BCSM Catia Tomasetti: ”Stavo piangendo. Forse il mio lavoro sta dando fastidio”

    E’ gentile come sempre, quando risponde al telefono e con la solita sincerità Catia Tomasetti, presidente di Banca Centrale indagata dalla magistratura sammarinese per l’ipotesi di reato di ”amministrazione infedele in concorso” confessa: ”Stavo piangendo”.

    Una notte, immagino, molto difficile

    ”Non ho dormito, sto pagando un prezzo altissimo per il lavoro che sto facendo. Comunque dopo il sostegno del Consiglio direttivo è arrivato quello dei dipendenti di Banca Centrale. Mi hanno commosso, per questo piangevo”

    Ha pensato di lasciare l’incarico?

    ”Si poi è arrivata questa lettera che mi ha richiamato alle mie responsabilità.”

    Pensa che qualcuno stia cercando di farla dimettere?

    ”Si, tutto questo clamore che su di un fatto che, sono sicura, non costituisce reato sembra indicare che il mio lavoro sta dando fastidio”

    Di cosa parla in particolare?

    ”Le autorità di controllo danno sempre fastidio. Si possono cercare nemici: alcuni agiscono in modo corretto anche se non condividono l’operato, altri no”.

    Si riferisce al Commissariamento di Banca Cis?

    ”Non faccio commenti su questo, ma è sicuramente un dossier caldo”

    Tutto questo vale la pena?

    ”Non nascondo che una parte di me vorrebbe tornare alla sua vita I costi-benefici sono sbilanciati ma il Cda e gli stessi dipendenti di Banca Centrale, fin dall’inizio, mi hanno sempre ricordato che il lavoro va fatto con coraggio. Loro lo fanno tutti i giorni e alcuni hanno pagato un prezzo molto alto.”

    Prima della presidenza di Banca Centrale quale incarico aveva ricoperto?

    ”Io sono un avvocato e scelgo gli incarichi solo se il progetto mi piace. Prima della sfida di Banca Centrale sono stata alla Cassa di Risparmio di Cesena che siamo riusciti a salvare senza che vi fosse nessun costo per la collettività”

    Qual è il prossimo passo?

    ”Spero di avere il tempo di finire il mio lavoro.”

     

    Monica Raschi, Il Resto del Carlino