Il retroscena su Battisti: così è stato incastrato

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Una caccia durata 37 anni, ma alla fine per Cesare Battisti non c’è stato nulla da fare. È stato fermato in Bolivia, a Santa Cruz, con una barba finta mentre camminava, probabilmente sentendosi al sicuro. Ma così non era. Già perché il Paese sudamericano, secondo quanto appreso da Gli Occhi della Guerra, gli avrebbe negato l’asilo. E così, forse, sarebbe scattata l’operazione.

Tutto inizia il 4 ottobre del 1981 quando Battisti fugge dal carcere di Frosinone e riesce a raggiungere la Francia, dove, di fatto, viene protetto a lungo e dove conoscerà la sua futura moglie. Parigi lo coprirà, negando per ben quattro volte la sua estradizione in Italia.

Dalla Francia al Messico. È in questo periodo che i giudici italiani lo condannano in contumacia all’ergastolo, avendo sulla coscienza quattro omicidi. Battisti si sente braccato, ma sa che può contare su François Mitterrand che, tramite la sua famosa e famigerata dottrina, garantisce di fatto la libertà ad “autori di crimini inaccettabili”. Il terrorista frequenta la comunità italiana, lavora come portiere in uno stabile, porta a termine un romanzo e si guadagna da vivere traducendo dei noir francesi. Viene arrestato e, dopo quattro mesi, viene dichiarato non estradabile. È ancora libero. Può fare tutto, compreso pubblicare un libro – Travestito da uomo – per le edizioni Gallimard.

Nel 2002 il governo italiano torna alla carica. Chiede a gran voce la sua estradizione, ma la gauchesi schiera al fianco del terrorista. C’è poco da fare. Anzi: nel 2004 Parigi gli concede la cittadinanza. Ma viene arrestato e sta per essere estradato, quando fugge di nuovo. Si riapre così il periodo della latitanza.

Fugge in Brasile, dove vive indisturbato fino allo scorso dicembre quando il presidente Jair Bolsonaro annuncia di volergli dare la caccia, ricevendo il sostegno del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Battisti scappa di nuovo, ma questa volta è solo. Nessuno gli dà più un rifugio sicuro. Nemmeno la Bolivia, che gli nega l’asilo. Il resto della storia si dovrà ancora scrivere. Ma, salvo colpi di scena, il terrorista tornerà finalmente in Italia.
Il Giornale.it
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