Il Segretario Finanze Dott. Gabriele Gatti: taglieremo del 2% la spesa del personale pubblico di San Marino

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  • Arrivare a una “riduzione del 2% della spesa del personale della Pubblica amministrazione”, puntando su un maggiore rigore, sul turn over e sulla piena utilizzazione. Incalzato dalle domande dei consiglieri di opposizione, il segretario di Stato per le Finanze, Gabriele Gatti, ha illustrato, ieri sera in commissione Finanze, alcuni aspetti del Programma economico per il 2010 già presentato in Aula. Un programma che la minoranza definisce poco concreto, vago e ordinario, rispetto a una situazione straordinaria, tra riduzione sensibile delle entrate, necessità di rivedere il bilancio per il contenimento della spesa corrente e il rilancio degli investimenti, e un sistema Paese in profonda rivoluzione che comincia a strizzare l’occhio, se non all’Unione europea, almeno alla Spazio economico europeo così come all’introduzione dell’Iva.

    Gatti sottolinea più volte come sia necessaria almeno “una piccola e parziale riduzione della spesa corrente nel bilancio, un’inversione di tendenza leggera, ma necessaria”, per la quale serve la collaborazione del personale, che “non deve pensare solo alle vacanze”. Ed occorre inserire nella Pa, aggiunge, anche dei “concetti privatistici”.

    Il gettito nel bilancio sarà “fortemente ridimensionato”, ha proseguito in commissione il segretario alle Finanze, per cui occorre “mantenere il disavanzo entro margini plausibili”. Ma non c’è solo la Pa su cui intervenire. Vanno anche eliminate, sottolinea Gatti, quelle “sacche economiche che non funzionano” messe in evidenza anche dal ministro italiano Giulio Tremonti, che va dalla concessione di residenze fino al settore dell’autonoleggio, “che va rivisto. Così com’è è abnorme”. Per il Paese, prosegue Gatti, “aggiustare le situazioni distorte è un dovere”, non lo si fa “per l’orco Tremonti”.

    Nel suo intervento il titolare delle Finanze sammarinese ribadisce anche che il segreto bancario non è morto, ma sta assumendo una “nuova forma”, e la necessità di “trovare forme di attrattiva nuove”, anche nelle relazioni con gli altri Paesi, non solo l’Italia, e l’Europa. “Dobbiamo utilizzare le potenzialità che abbiamo- conclude- e stringere accordi che rispettino il modello Ocse, senza nessun cedimento”.

    fonte: Dire