Il Tesoro lancia i “nuovi Btp”. Ma non sono a rischio zero

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  • Il ministero dell’Economia ha alzato il sipario sui Btp Futura, seconda emissione, dopo i Btp Italia, dedicata alle famiglie e la cui raccolta dovrebbe essere destinata alle misure di rilancio post Covid. L’informazione che mancava riguardava il rendimento. I Btp avranno un tasso dell’1,15% dal primo al quarto anno, dell’1,3% dal quinto al settimo anno e dell’1,45% dall’ottavo al decimo anno. I tassi cedolari definitivi, spiega il Tesoro, saranno annunciati alla chiusura del collocamento e non potranno comunque essere inferiori ai tassi minimi annunciati ieri. Inoltre, il tasso cedolare dei primi 4 anni resterà invariato, mentre in base alle condizioni di mercato potranno essere rivisti a rialzo i tassi successivi al primo.
    Si prevede un successo viste le condizioni favorevoli, ma un ritorno ai tempi dei Bot People o ai volumi di raccolta delle prime emissioni del Btp Italia, è da escludere.
    Le famiglie detengono una quota sempre più bassa di titoli di debito italiano e una delle ragioni e che le obbligazioni pubbliche assomigliano sempre più a quelle private. Rischi compresi.
    Nel prospetto dei Btp Futura non potrà mancare un passaggio sulle «Clausole di azione collettiva» introdotte nel Meccanismo europeo di Stabilità e recepite da una legge del governo Monti (il decreto 96717 del dicembre 2012).


    In sintesi, si dà agli Stati che emettono bond la possibilità di rinegoziare le condizioni, principalmente cedole e durata. Per farlo serve il voto favorevole dei possessori dei titoli. Maggioranze qualificate che variano con procedure complesse: almeno il 75% dell’ammontare nominale aggregato dei titoli in circolazione rappresentati ad una assemblea dei possessori o una risoluzione scritta firmata da almeno il 66% (2/3) dell’ammontare dei titoli in circolazione.


    Prima della crisi da Covid, il tema che teneva sulla corda la politica (soprattutto italiana) era proprio la riforma di queste clausole. Gli stati europei rigoristi puntavano a rendere più snelle le procedure per ristrutturare un debito sovrano (più di quanto era successo in Grecia) attraverso il cosiddetto single limb. Semplificando, si dava la possibilità all’assemblea dei detentori di una singola emissione di approvare un cambiamento per tutti i titoli. Per ora non si parla più di riforma del Mes. E lo stesso Meccanismo dopo la pandemia è molto cambiato. Ma non è detto che il tema della riforma non torni di moda, magari quando tornerà in vigore il Patto di Stabilità. Le norme con le quali si troveranno a fare i conti le famiglie che aderiranno al Btp Futura sono quelle entrate in vigore dal primo gennaio 2013.

    Il collocamento dei Btp Futura partirà il 6 luglio e terminerà il 10, salvo chiusura anticipata. La durata del Btp Futura è 10 anni ed è previsto un premio fedeltà pari all’1% del capitale investito, che potrà aumentare fino ad un massimo del 3% sulla base della media del tasso di crescita annuo del Pil nominale dell’Italia.
    La raccolta sarà dedicata esclusivamente a finanziare le misure per la ripresa post covid. Una scelta di immagine, per fare tornare le famiglie ai titoli di Stato, anche per compensare la progressiva uscita delle banche, costrette dalla vigilanza Ue a non avere troppi titoli di Stato in cassaforte. Evidentemente troppo rischiosi per gli istituti di credito, ma non per le famiglie.


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