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  • IL VEGLIONISSIMO DI SANT’AGATA: UN RICORDO E NULLA PIU’ … di Paolo Forcellini, Lo Stradone

    La sera di Sant’Agata, i Reggenti, in corteo, vengono accompagnati dai donzelli alla chiesina dedicata alla Santa, dove viene celebrata una breve ma significativa cerimonia religiosa in suo suffragio. Poi, tutti al Teatro Titano per assistere alla tradizionale commedia.

    Puntualmente, alle 21, dopo l’entrata della Reggenza, accolta con l’inno nazionale suonato dalla Banda Militare, si alza il sipario sulla recita degli attori dello storico “Piccolo Teatro Martelli”. Alla chiusura del sipario, dopo i lunghi applausi, i Reggenti, un tempo, si recavano al vicino ristorante Bolognese, dove li aspettavano i caldi tortellini di Giuseppe e della Nina.

    Intanto, gli addetti ai lavori cominciavano a togliere le sedie della platea per allestire la pista da ballo per il Veglione. Dopo circa un’ora, tutto era pronto: si riempivano di nuovo i palchi e il palcoscenico, dove erano stati posizionati i tavoli del bar. Per chi non amava ballare, la festa si godeva gettando coriandoli e stelle filanti dai palchi e rifocillandosi di tanto in tanto con il contenuto della “psaciola” portata da casa, che conteneva per lo più fiocchetti e buon vino nostrano.

    Verso mezzanotte iniziavano le danze, che si protraevano sino all’alba. Poi, tutti a casa, con la neve che continuava a cadere lentamente e, nel silenzio, l’orologio del Palazzo che scandiva le ore del nuovo giorno. Intanto, la “lupa” — oggi spazzaneve — era impegnata ad aprire le strade principali, mentre gli spalatori, a colpi di badile, liberavano le viuzze del centro storico.

    Anche il Veglionissimo di Sant’Agata, purtroppo, fa parte dei ricordi di una San Marino ormai scomparsa.

    Paolo Forcellini – LO STRADONE