Ilva, dramma della chiusura: quanto costa il flop di Di Maio

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Se la ArcelorMittal dovesse confermare la decisione di andarsene, salterebbero 10.700 posti di lavoro e l’1,4% del pil.

C’è apprensione per il futuro dell’ex Ilva di Taranto. Nel caso in cui ArcelorMittal dovesse confermare la decisione di rescindere “l’accordo per l’affitto con acquisizione” della fabbrica, l’Italia si ritroverebbe davvero a fare i conti con una vera e propria “bomba sociale”.

Due sono gli aspetti da considerare. Il primo riguarda gli operai dello stabilimento, oltre 10 mila, che rischiano di perdere il loro lavoro e finire per strada. La ex Ilva conta infatti 10.700 lavoratori, di cui 8.200 a Taranto; 1.276 di questi si trovano attualmente in “cassa integrazione ordinaria per 13 settimane”.

Il secondo aspetto è strettamente collegato all’economia italiana. Torna alla mente uno studio effettuato nei mesi scorsi da Il Sole 24 Ore, che aveva pubblicato un aggiornamento di un’analisi economica commissionata allo Svimez l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno.

Una “bomba sociale” pronta a esplodere

Ebbene, qualora venisse chiuso lo stabilimento di Taranto, l’Italia dovrebbe fare a meno di un’ingente produzione di acciaio, con il conseguente azzeramento delle 6 milioni di tonnellate annue. Conti alla mano, verrebbe meno l’1,4% del prodotto interno lordo del Paese, cioè 24 miliardi di euro. La stessa cifra che è stata resa necessaria in questa legge di bilancio per evitare l’aumento dell’Iva.

Il sequestro dello stabilimento a luglio 2012, inoltre, sarebbe costato 24 miliardi di euro, visto che la perdita annuale avrebbe viaggiato intorno ai 3-4 miliardi.

Non bisogna poi dimenticare di aggiungere ai numeri appena citati i mancati investimenti che, con la ritirata di ArcelorMittal, svanirebbero nel nulla. L’azienda si era impegnata a fare investimenti ambientali dal valore complessivo di 1,1 miliardi di euro, oltre a quelli industriali per 1,2 miliardi e al pagamento dell’azienda di 1,8 miliardi, al netto dei canoni di affitto già versati.

La notizia degli effetti della “bomba sociale” Ilva, tra l’altro, arriva lo stesso giorno in cui lo Svimez ha pubblicato uno scenario da incubo relativo al Mezzogiorno, dove non vi è traccia di alcuna ripresa economica. Il governo è al lavoro sul dossier, anche se nuvole oscure coprono l’orizzonte. L’esecutivo deve capire dove ma soprattutto come muoversi: ossia, all’interno di quale perimetro e seguendo quale strategia.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha scritto in un tweet esplicativo della linea da seguire: “Per questo Governo la questione Ilva ha massima priorità. Già domani pomeriggio ho convocato a Palazzo Chigi i vertici di ArcelorMittal. Faremo di tutto per tutelare investimenti produttivi, livelli occupazionali e per proseguire il piano ambientale“. L’obiettivo è uno: disinnescare la bomba. Ma i danni fatti sono tanti. E rimediare è difficilissimo. Il Giornale.it

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