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  • INCHIESTA BIS LA PROCURA VERSO LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE Nel sangue ritrovato’ di Pantani una dose letale di psicofarmaci

    Marco-Pantani-580x360Sfinito, stremato, con l’animo in pezzi Marco Pantani nel febbraio del 2004 al residence Le Rose cercò con dosi massicce di psicofarmaci di attenuare il dolore che lo attanagliava, furono quelli, più della tanta cocaina che aveva assunto, ad ucciderlo. Che abbia esagerato senza rendersene conto o che li abbia ingurgitati con l’intenzione di morire non si saprà mai. Di certo sono stati la causa del decesso unita poi all’abuso di cocaina. Si conoscono in letteratura medica casi di tossicodipendenti uccisi a pistolettate che avevano in corpo tanta cocaina quanta Pantani e non per questo erano morti. Di qui la considerazione del ruolo preminente di Venlafaxina e Trimipramina. Questo è questo il risultato della nuova, l’ennesima perizia che si basa su reperti di sangue e urine (che si credevano distrutti) che il professor Franco Tagliaro, ha consegnato in questi giorni al procuratore Paolo Giovagnoli. E sono risultati leggermente diversi da quelli emersi finora. Così l’inchiesta bis sulla morte del campione, aperta sull’esposto della famiglia, si avvia verso la richiesta di archiviazione da parte della procura. Un’archiviazione a cui mai si rassegnerà la famiglia del Pirata convinta che qualcuno possa aver obbligato Marco ad assumere le sostanze che lo hanno ucciso. (…) Il Resto del Carlino