Inchiesta G8, una pista porta alla Banca Vaticana: rogatoria sui conti

Le indagini per gli appalti sui Grandi Eventi, che sta trascinando il mondo della politica e dell’imprenditoria italiana nello scandalo, proseguono, arrivando adesso a toccare il Vaticano. I magistrati impegnati nelle indagini presenteranno una rogatoria per potersi occupare di eventuali conti aperti nella Banca Vaticana, lo Ior (Istituto per le Opere di Religione).
Funzione dello Ior è di occuparsi del patrimonio della Santa Sede, e in passato è stato più volte coinvolto in scandali finanziari, come l’“affare Sindona” e il crac del Banco Ambrosiano. Adesso il sospetto è che i fondi di Angelo Balducci siano arrivati anche in Vaticano.
Il primo a scoprire questo flusso di denaro fu John Henry Woodcock, ex magistrato di Potenza, che nel 2006 durante le indagini che riguardavano Vittorio Emanuele di Savoia, scoprì anche dei debiti pagati da Balducci al cerimoniere del Papa, monsignor Franco Camaldo.
In quell’occasione questo passaggio di denaro era di interesse marginale nelle indagini di Woodcock, infatti non proseguirono. Il nome di monsignor Camaldo salta nuovamente fuori adesso, a distanza di 4 anni, nell lista di nomi fatti dal costruttore Diego Anemone.
Com’è noto in Vaticano non vige la direttiva europea antiriciclaggio ed essendo territorio straniero non è consentito ai magistrati italiani indagare su conti che potrebbero in realt coprire dei “fondi neri”. Come ha dichiarato un inquirente che si sta occupando delle indagini: «A mia memoria il Vaticano non ha mai permesso di accedere alla sua banca, lo Ior. Dunque non abbiamo tante speranze, ma la rogatoria la faremo lo stesso».
Paola Sarappa/Barimia Info