Inferno alla Stazione Termini, ostaggio di pusher e sbandati

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I residenti: “Ormai Termini è terra di nessuno”. Gli agenti di polizia sono in affanno: “Siamo sotto organico e i delinquenti che chi arrestiamo oggi, domani li ritroviamo di nuovo in strada”. E la Raggi non muove un dito

Furti, spaccio, aggressioni e prostituzione notturna. La stazione Termini di Roma offre un’ampia gamma di reati nei quali turisti, lavoratori e residenti si imbattono quotidianamente.

È di pochi giorni fa la notizia dell’arresto di 12 algerini che, pur vivendo stabilmente in Francia e Spagna, frequentavano lo scalo esclusivamente per delinquere. Chi frequenta il perimetro della stazione deve fare la gincana tra ladri, spacciatori e clochard ubriachi. “Ormai hanno capito che qui possono fare di tutto, rubare, ubriacarsi, spaccare bottiglie, tanto è diventata terra di nessuno”, dice Alessandro Vallocchia, portavoce del Comitato Difesa Esquilino Monti. “È una situazione completamente allo sbando: ti può succedere qualsiasi cosa”, aggiunge confermandoci una prassi che è divenuta consolidata, ossia che molti ormai “non vanno più nemmeno a fare le denunce”.

Poliziotti sotto organico e sotto assedio

Le forze dell’ordine, dal canto loro, fanno quel che possono. “Siamo sotto organico e, poi, ovviamente c’è sempre il problema che chi arrestiamo oggi, domani lo ritroviamo di nuovo in strada a commettere esattamente lo stesso crimine”, spiega Michele Sprovara, segretario generale aggiunto di Roma del sindacato di polizia Coisp. Ma non solo. Molto spesso sono gli stessi agenti ad essere oggetto di aggressioni da parte degli sbandati che si aggirano a ridosso dei binari, per la maggior parte migranti nordafricani. Uno dei casi più recenti, racconta il Messaggero, è quello di un ghanese di 35 anni che, dopo essere salito a bordo di un treno sprovvisto di biglietto, è stato fermato, ammanettato e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo, infatti, una volta fuori dalla stazione, ha preso un sasso e lo ha scagliato contro un’auto parcheggiata in via Marsala, colpendo anche gli agenti della PolFer.

Se a piazzale dei Cinquecento, l’ingresso principale della stazione, le barriere dei lavori in corso hanno contribuito ad allontanare i clochard, all’interno della struttura e nelle vie limitrofe verso le otto di sera decine di persone iniziano a preparare i propri giacigli. Di notte i dintorni di Termini si trasformano in un girone infernale. Il lato di via Giolitti è in mano agli spacciatori che si riuniscono in piccoli gruppi sotto le insegne di un noto fast food, importunando chiunque passi da quelle parti per cercare di smerciare qualche grammo di hashish.

Roma alle prese con la carenza di posti letto per clochard

Dall’altra parte invece, in via Marsala, dopo il tramonto decine di senzatetto italiani e stranieri si sistemano sui cartoni o si avvolgono nei sacchi a pelo. Qui incontriamo Alessandro Radicchi, presidente di Binario 95, un’associazione che dal 2002 si occupa di aiutare gli emarginati che ruotano attorno alla stazione. Ci spiega che qui migranti “si sentono protetti dalla presenza degli agenti della polizia ferroviaria”. “Che poi – aggiunge – sono gli stessi che li cacciano via”. La maggior parte di loro appena arriva a Roma, si rivolge all’ufficio immigrazione per fare domanda di protezione umanitaria. Ma la lista d’attesa è lunga. Per ottenere un documento possono passare anche due o tre mesi.

Un ragazzo del Mali, che si ripara dal freddo coperto da uno scatolone sulla stessa via, è in strada da diverse settimane. È arrivato da Foggia, dove lavora come bracciante agricolo, per rinnovare i documenti. E nell’attesa si è sistemato con alcuni connazionali a ridosso della stazione. “A Roma ci sono circa 20mila richieste da parte di persone in condizioni di fragilità, ma i posti letto messi a disposizione sul territorio sono soltanto 750”, spiega Radicchi. “Se non si danno risposte a queste persone – continua – è inevitabile una parte di loro finisca nel giro della malavita”. Le associazioni del terzo settore chiedono alla politica di intervenire aumentando i posti letto disponibili di almeno 300 unità l’anno, per arrivare ad un’offerta congrua di almeno 2mila posti letto.
“In mezzo a questo esercito di vagabondi – ricorda – ci sono anche tanti italiani stremati dalla crisi”. “Anziani senza pensione sociale, che non hanno un tetto sopra la testa e che devono guardarsi le spalle per evitare di essere aggrediti”, ci dice Fabrizio Lastei, residente della zona e membro del volontariato cattolico, che la notte distribuisce cibo e bevande calde ai clochard. “Il tutto – denuncia – senza il minimo interesse del Comune di Roma”.

 

Il Giornale.it

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