INTERVENTO INTEGRALE DEL MINISTRO ON. FRATTINI IN OCCASIONE DELL'INSEDIAMENTO DEI CAPITANI REGGENTI

  • Le proposte di Reggini Auto

  • Eccellentissimi Capitani Reggenti,

    Signor Segretario di Stato per gli Affari Esteri,

    Onorevoli Membri del Congresso di Stato e del Consiglio Grande e Generale,

    Autorità civili e religiose,

    Signori Ambasciatori e Membri del Corpo Diplomatico e Consolare,

    Signore e Signori,

     

    è per me un grande onore prendere parte alla cerimonia odierna in qualità di Oratore Ufficiale, ben consapevole del rilievo che questa cerimonia riveste nella vita politica, istituzionale e sociale di San Marino quale riaffermazione della fedeltà ai liberi ordinamenti della Repubblica.

     

    La lectio magistralis, già tenuta in passato da eminenti uomini di Governo italiani, quali i Presidenti Andreotti, Cossiga e Spadolini, quest’anno assume un significato del tutto particolare, collocandosi nella ricorrenza del 70.mo anniversario della Convenzione di Amicizia e Buon Vicinato del 1939, la pietra angolare che, con i necessari adattamenti, ha sinora retto i rapporti tra i nostri Paesi con comune soddisfazione.

     

    La mia presenza oggi intende ribadire che ciò che unisce in maniera così speciale i nostri Paesi non sono solo la contiguità territoriale o i secolari rapporti storici e culturali, ma anche un idem sentire, una condivisione di interessi ed ideali, che pongono le basi per sentimenti di autentica amicizia tra i due Paesi e di fratellanza tra i Popoli e consentono di affrontare uniti le sfide poste da un contesto mondiale in così rapida e complessa evoluzione.

     

    Al contempo, desidero rendere omaggio al patrimonio di libertà, tolleranza e pace che San Marino, nel corso dei secoli, ha saputo conservare e difendere con tenacia e determinazione.

     

    In questi mesi siamo stati e rimaniamo impegnati in una comune, e direi quotidiana, azione a tutto campo per il rilancio pieno delle relazioni bilaterali, proponendoci un reale “salto di qualità” nel superamento delle difficoltà del passato e nella prospettiva di una relazione fluida, articolata, ispirata alla reciproca fiducia.

     

    Si tratta di un’azione certo impegnativa ma resa agevole, oltre che dai rapporti di consuetudine ed amicizia, dai progressi già compiuti in questi anni da San Marino, con il pieno sostegno italiano. Vorrei riferirmi ad esempio alle relazioni che la Repubblica ha saputo definire con l’Unione Europea e che già oggi le consentono di partecipare a rilevanti aspetti della vita comunitaria, dall’Euro alla libera circolazione prevista da Schengen.

     

    Sappiamo bene che oggi San Marino è chiamata ad un ulteriore, impegnativo ma ineludibile percorso di riforma interna che le consenta il progressivo adeguamento agli standards comunitari ed internazionali in materia finanziaria e fiscale. Si tratta di un percorso cui prestiamo il nostro pieno appoggio, mettendo a disposizione la nostra esperienza nel settore e le responsabilità che ci incombono, anche nella veste di Presidenza del G8.

     

    Con viva soddisfazione rilevo l’impegno delle Autorità sammarinesi e l’atteggiamento costruttivo assunto in sede negoziale. Su tali basi abbiamo potuto riprendere fattivamente il negoziato dell’Accordo di Cooperazione Economica, avviato sin dal 2003, e dare l’impulso necessario ad una sua rapida finalizzazione. La firma di tale intesa e il comune impegno che abbiamo preso per concluderne a breve una seconda nel settore della cooperazione finanziaria, fornirà il quadro di riferimento e le linee programmatiche per le iniziative nei vari settori della collaborazione bilaterale, dall’energia alla finanza, dalla cultura all’industria, al turismo.

     

    E’ nostro comune obiettivo, infatti, arricchire i settori di collaborazione, nell’interesse dello sviluppo sociale ed economico della Repubblica di San Marino e delle Regioni italiane vicine. Proprio ieri, con la sottoscrizione di uno specifico Scambio di Note Verbali, abbiamo ad esempio definito il quadro convenzionale relativo all’utilizzazione dell’aeroporto di Rimini-San Marino. E il settore del trasporto aereo offre sicuramente grandi opportunità per una diversificazione dell’economia sammarinese ed al contempo potrà avere positive ricadute per il lavoro italiano sul piano dell’indotto.

    Vorrei citare anche la nostra piena disponibilità a convocare quanto prima la Commissione Mista Culturale, per approfondire tra l’altro, sul piano concreto ed operativo, il progetto di un Parco Tecnologico nel Montefeltro di cui si è molto parlato in questi anni. Come rilevava già il Professor Dulbecco nella sua Orazione ufficiale nel 1998, San Marino è infatti in una condizione estremamente favorevole per sviluppare, in sinergia con le realtà italiane confinanti, importanti iniziative nel settore della ricerca. Un concetto non a caso ripreso dal Presidente dell’Area Science Park di Trieste,  Professor Michellone, lo scorso anno.

     

    Lasciatemi menzionare infine il settore turistico. In un’ottica integrata e di sinergia vi è senza dubbio la possibilità di sviluppare più articolate forme di collaborazione che valorizzino adeguatamente un’area ricca di valori storici, architettonici e paesaggistici. Anche su questo aspetto abbiamo quindi molto lavoro da fare insieme.

     

    Passando alla collaborazione tra i nostri Paesi sul piano internazionale, vorrei rinnovare anche in questa occasione l’apprezzamento italiano per la capacità che San Marino ha dimostrato in questi anni di affermarsi come interlocutore autorevole e stimato nelle sedi multilaterali. I nostri Paesi agiscono in stretta sintonia e difendono interessi comuni su dossier di particolare rilievo, come il processo di riforma del Consiglio di Sicurezza. Siamo infatti entrambi membri del core group dell’UFC (Uniting for Consensus) e proprio in queste settimane siamo impegnati in un negoziato il cui sbocco, ci auguriamo, sarà quello di un Consiglio più democratico, efficace, trasparente e rappresentativo, che dia spazio non solo ai Paesi di grandi dimensioni ma anche a quelli piccoli.

     

    Il tema oggi dominante nell’agenda globale è, come noto, quello della più grave crisi economica e finanziaria del dopoguerra. Proprio domani il G20 si riunisce a Londra, con l’obiettivo di contribuire alla stabilizzazione del sistema finanziario internazionale. Vorrei pertanto svolgere una riflessione su questo tema, anche alla luce della nostra Presidenza del G8 e sottolineando il ruolo svolto dall’Unione Europea.

     

    Partiamo dalla Presidenza G8. La globalizzazione ci ha dimostrato di portare con sé straordinarie opportunità ma anche rilevanti problemi. Siamo consapevoli della portata di tali questioni e della necessità di affrontarli con decisione. Per questo abbiamo inteso dare alla nostra Presidenza del G8 un’impronta caratterizzata da un approccio globale alle sfide che abbiamo di fronte e dalla volontà di fornire una risposta adeguata e tempestiva all’esigenza diffusa di una nuova governance internazionale. Intendiamo associare alle nostre decisioni i nuovi attori emergenti del panorama internazionale, secondo un approccio basato sull’inclusività e sulla corresponsabilità.

     

    Sulla base di questa convinzione, la Presidenza Italiana ha proposto per il Vertice de La Maddalena un formato innovativo, basato sull’associazione stabile e strutturata al G8 delle principali economie emergenti (Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica) ed ha inteso aggiungere a questi Paesi anche l’Egitto, un Paese al contempo africano, arabo e prevalentemente musulmano. Questo formato, che raccoglie e sviluppa l’eredità ricevuta dal Vertice G8 tedesco di Heiligendhamm del 2007, sarà di volta in volta arricchito dal contributo di altri Paesi, sulla base della loro rilevanza per i temi trattati.  

     

    Dialogo con i Paesi emergenti e nuovo slancio per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio; lotta alla povertà e attenzione ai problemi della sicurezza alimentare e della scarsità dell’acqua; difesa del principio della sicurezza energetica, lotta all’inquinamento e ripresa dei negoziati sui cambiamenti climatici; lotta al terrorismo, non proliferazione, Afghanistan. Sono questi i temi centrali dell’agenda del G8 italiano, temi che costituiranno l’ossatura del dibattito che ci sta conducendo, attraverso il filo delle riunioni a livello ministeriale previste dal nostro calendario, fino al Vertice dei Capi di Stato e di Governo, che si svolgerà alla Maddalena nel luglio prossimo.

     

    Le complessità che sono proprie di queste problematiche non ci spaventano e non intaccano la nostra consapevolezza circa l’opportunità che la Presidenza Italiana del G8 ha di gestire da protagonista un delicatissimo passaggio della storia contemporanea della comunità internazionale: il passaggio da un sistema “a responsabilità limitata” ad un sistema “a responsabilità condivisa”, nel quale ad un sentimento di comunanza di valori fondamentali si accompagni la percezione dell’urgenza di agire per la loro difesa.

     

    Tra le tante, la sfida del cambiamento climatico riflette, meglio di qualunque altra, la profonda interconnessione dei fenomeni tipici della globalizzazione e la necessità che abbiamo di doverli affrontare insieme. E’ evidente che nessuno sforzo isolato, per quanto meritorio, consentirà di ridurre le emissioni di CO2 in misura utile per contrastare l’effetto serra se non vi sarà  una assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori dell’economia globale, su basi commisurate al grado di sviluppo di ciascuno. Dal canto suo, come noto, l’Unione Europea ha già fatto la sua parte approvando il pacchetto clima-ambiente e in questo senso potrà adoperarsi con autorevolezza per il negoziato globale.

     

    Grandi aspettative sono riposte nel Vertice de La Maddalena in tema di cambiamenti climatici. Al riguardo, la Presidenza italiana del G8 punta ad ampliare gli spazi di convergenza tra economie avanzate, emergenti e Paesi in via di sviluppo. L’obiettivo finale è quello di favorire il successo della Conferenza ONU di Copenaghen del dicembre 2009, che dovrebbe definire un accordo globale sul clima. In questo senso sarà determinante il contributo del Presidente americano Obama, che – come emerso anche in questi giorni – ha ormai indicato nella lotta ai cambiamenti climatici una priorità e uno strumento di rilancio dell’economia e che in Sardegna parteciperà per la prima volta ad un Vertice G8.

     

    Veniamo adesso alla crisi finanziaria, tema molto dibattuto e del quale vorrei enfatizzare soprattutto un punto: l’esigenza di stabilire regole nuove e diverse che siano adeguate ad un’economia globalizzata. Serve cioè una migliore regolamentazione finanziaria internazionale che freni i comportamenti eccessivi ma senza impedire l’innovazione, la capacità di intraprendere e di creare, senza pregiudicare i nostri sforzi per un rilancio della crescita globale. Senza regole nuove ed efficaci è forte il rischio che la crisi si trasformi in una stagnazione prolungata.

     

    Il Governo italiano è quindi impegnato a favorire ogni iniziativa di cooperazione internazionale mirata alla costruzione di un sistema finanziario globale che sia fondato sui principi di trasparenza, vigilanza, responsabilità e cooperazione internazionale. A tal fine, in occasione dell’ultima riunione di Roma dei Ministri G7 delle Finanze abbiamo proposto ai partners di lavorare per l’adozione di un insieme di regole comuni e di principi e standards condivisi sulla correttezza, sull’integrità e sulla trasparenza dell’attività economica e finanziaria internazionale. Il sostegno assicurato alla nostra proposta ci incoraggia e ci spinge a continuare in questa direzione. L’intenso dialogo e lo stretto coordinamento che abbiamo da tempo avviato, anche su questo aspetto, con la Presidenza britannica del G20 costituiscono un ulteriore testimonianza del nostro impegno convinto per assicurare la massima incisività alle iniziative intraprese e siamo convinti che domani il Vertice di Londra ci consentirà di fare un importante passo avanti.

     

    Passando dalla dimensione finanziaria della crisi a quella dell’economia reale, ci sono due questioni che meritano la massima attenzione e che desidero qui ricordare. La prima riguarda le drammatiche conseguenze di questa emergenza sui Paesi in via di sviluppo. Una prospettiva di crescita stabile e sostenibile dell’economia internazionale non può essere infatti raggiunta senza tenere conto delle esigenze dei Paesi più poveri. L’Italia sarà portatrice delle istanze delle economie più vulnerabili non solo in occasione degli eventi G8, ma anche in tutti i fori decisionali o di dibattito sulle tematiche legate allo sviluppo.

    La seconda concerne le difficili condizioni di vita di milioni di lavoratori in tutto il mondo, cioè il profilo umano e sociale della crisi. Si tratta di un tema sul quale proprio lunedì scorso si sono concentrati i lavori della riunione G8 Lavoro ospitata alla Farnesina e i cui esiti rappresentano un contributo prezioso sia per il G20 di Londra, sia per la riunione informale dell’Unione Europea a Praga il 7 maggio dove al centro del dibattito ci sarà il tema della disoccupazione.

     

    Non si può evidentemente parlare della crisi globale senza riferirsi anche al ruolo svolto dall’Unione Europea: mi sembra di poter affermare che essa abbia sinora agito con efficacia, pur in un contesto obiettivamente difficile. Suo obiettivo prioritario è ripristinare la fiducia e il corretto funzionamento dei mercati finanziari, quale pre-condizione indispensabile per l’uscita dalla crisi: se non siamo in grado di riattivare i canali del credito e della liquidità dalle banche all’economia reale, ben difficilmente le misure di sostegno pubblico alla domanda potranno avere effetto.

     

    Come sapete, gli Stati membri hanno già preso misure estremamente importanti (garanzie e ricapitalizzazioni a favore di banche e istituzioni finanziarie), in un quadro coordinato a livello comunitario, che hanno evitato il vero e proprio crollo finanziario. La Commissione ha presentato il 4 marzo un programma di lavoro che, sulla base delle conclusioni del Gruppo De Larosière, dovrebbe favorire, da qui a fine anno, una sostanziale riforma del quadro regolamentare a livello UE. In particolare, la Commissione presenterà in aprile un pacchetto sulla vigilanza finanziaria, per la creazione di un organismo europeo, incaricato di vigilare sulla stabilità del sistema nel suo complesso.

     

    Riguardo all’economia reale, il Consiglio Europeo del 19 marzo ha effettuato una prima valutazione degli interventi messi in campo dagli Stati membri, in attuazione del Piano di Rilancio approvato in dicembre. La Commissione ha stimato che complessivamente questi interventi sono pari, per il 2009 e 2010, a circa 400 miliardi (3,3% del PIL comunitario), inclusi gli stabilizzatori automatici. Si tratta pertanto di un intervento rilevante. Occorrerà del tempo prima di poterne misurare appieno gli effetti sul ciclo economico, ma l’auspicio è che uno sforzo di queste dimensioni sia in grado di generare nuovi investimenti, stimolare la domanda e creare posti di lavoro.

     

    Gli interventi vanno naturalmente realizzati in un quadro di massimo coordinamento a livello europeo, nel pieno rispetto delle regole del mercato interno, al fine di evitare distorsioni della concorrenza e il ritorno a forme di protezionismo. E’ evidente che l’enfasi sulle misure fiscali nazionali potrebbe degenerare in misure di nazionalismo economico e quindi di protezionismo, che avrebbero tuttavia respiro corto, nel quadro di una crisi dalle dimensioni globali, e sarebbero in ultima analisi inefficaci, avendo fra l’altro serie conseguenze per il mercato interno su cui è fondata la costruzione del progetto europeo. Anche l’Italia ha fatto la sua parte, adottando una serie di interventi di sostegno all’economia, nel pieno rispetto dei principi del Piano Europeo e tenendo conto delle circostanze specifiche del nostro Paese. E le misure sono state molto  apprezzate a Bruxelles.

     

    Se il Piano Europeo pone al centro dell’azione di rilancio gli interventi nazionali, esso include anche misure a livello comunitario. Fra queste vi sono un maggior ruolo per la Banca Europea degli Investimenti, l’accelerazione della spesa dei Fondi Strutturali (ad esempio a favore del sostegno ai redditi e delle politiche sociali) e il finanziamento straordinario per 5 miliardi a favore di progetti energetici (interconnessioni e gasdotti, impianti per la cattura e lo stoccaggio del carbonio, centrali eoliche) e della banda larga nelle aree rurali, su cui è stato raggiunto l’accordo all’ultimo Consiglio Europeo.

     

    Nel complesso, in questi giorni la crisi ci restituisce una doppia immagine dell’Unione Europea: da un lato, vediamo il profilo di un’Unione che, nelle difficili condizioni date, ha fatto tutto il possibile, raschiando il fondo del barile dei suoi strumenti e delle sue risorse; dall’altro, avvertiamo la consapevolezza che – in futuro – la UE dovrà fare molto di più, migliorandosi sul piano delle politiche, delle istituzioni e dei processi decisionali, se vorrà incidere significativamente sui processi globali. 

     

    In ogni caso, come ho avuto modo di sottolineare più volte, sono convinto che per uscire dalla crisi serva più Europa, tanto più in questo momento di difficoltà per la Presidenza ceca. E se aspiriamo ad un’Europa più forte e unita, con istituzioni più efficaci e politiche più ambiziose, il primo passo da compiere è comunque ormai chiaro a tutti: dobbiamo concludere le ratifiche del Trattato di Lisbona e farlo entrare in vigore prima possibile. La crisi economica e finanziaria rappresenta un’ulteriore conferma di questa esigenza.

     

    Nel rinnovare i sentimenti di gratitudine per l’occasione che mi è stata offerta di rivolgermi a voi, voglio concludere esprimendo agli Eccellentissimi Capitani Reggenti che iniziano oggi il loro mandato il più

    sincero augurio di un sereno e costruttivo servizio politico.