INTERVISTA COORDINATORE VENTURINI MARIO

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  • Come giudica l’attuale momento politico a San Marino, come si sta muovendo il governo secondo il suo punto di vista?

    A parte il periodo di recessione economica che si è aperto e che riguarda tutti i paesi, e per il quale il governo dovrà varare misure a protezione dei lavoratori e delle fasce più deboli oltre che prevedere interventi a sostegno dell’economia, l’emergenza riguarda il settore bancario e i rapporti con l’Italia. Anni di inadempienze, di mancate collaborazioni e di tolleranza rispetto ai fenomeni di malaffare – di cui dobbiamo assumerci la responsabilità – hanno progressivamente deteriorato tali rapporti. Il governo sta faticosamente cercando di recuperare questa situazione, prima di tutto sul piano della credibilità. In questo momento, purtroppo, dobbiamo tamponare le falle rispetto a decisioni già assunte da Banca d’Italia. Ciò che è accaduto la settimana scorsa, in cui il governo è riuscito ad evitare il blocco dell’operatività delle nostre banche, è il primo segnale positivo dopo un periodo veramente difficile.

    È di questi giorni sui giornali l’acceso scontro fra lei e Stolfi, sull’eredità lasciata dal governo precedente, cosa non vi aspettavate da questo passaggio di consegne fra vecchio e nuovo esecutivo ed allo stesso tempo, visto che facevate parte anche voi del governo precedente chi , come e cosa vi hanno tenuto nascosto?

     

    Il governo nato nel 2006 aveva ereditato rapporti con l’Italia già compromessi. Purtroppo non è riuscito a migliorare la situazione e di questo, ovviamente, dobbiamo rispondere anche noi, per la parte che ci compete. Ciò di cui non siamo responsabili nel modo più assoluto riguarda le iniziative personali dell’ex Segretario agli Esteri che hanno peggiorato le relazioni con i nostri vicini, facendole precipitare a livelli mai toccati in precedenza (rogatoria Asset docet). La vecchia maggioranza (parlo di maggioranza, non di governo) era consapevole di molte cose ma non di attraversare una emergenza tale da mettere a rischio il sistema finanziario del nostro Paese. Mai, a livello di maggioranza, siamo stati informati del fatto che la situazione stesse precipitando. Se nel governo c’era questa consapevolezza, lo ignoro. Se c’era, allora i partiti dovevano esserne informati. Cosa che non è stata. Parlo naturalmente di emergenza perché per il resto sapevamo bene che i rapporti non erano dei migliori.

    Qual è secondo lei la ricetta per poter uscire dalla crisi politico-economica di questo paese?

     

    Non ho ricette miracolose e molte cose non dipendono da noi. Ciò che dobbiamo fare è recuperare i rapporti con l’Italia, adeguarci agli standard internazionali per quanto riguarda le norme antiriciclaggio e dimostrare coi fatti di rispettare gli accordi e di dare attuazione alle leggi di cui ci stiamo dotando. Il superamento di quelle prerogative chiamate “capisaldi” dell’economia sammarinese, impongono l’esplorazione di nuove opportunità nel quadro di un modello di sviluppo che dovrà tenere conto delle mutate condizioni internazionali. La politica e l’economia dovranno fare lo loro parte, collaborando nelle strategie e nelle scelte.

    Un’altra bomba sembra stia scoppiando nella magistratura sammarinese, quali sono le cause secondo lei di questi “disagi” e quale potrebbe essere la cura?

     

    E’ difficile commentare ciò che accade in tribunale. Difficile oltre che delicato. Mi limito ad osservare che alcuni operatori del settore non si sono dimostrati all’altezza, che la politica troppe volte ha messo il naso in faccende che non le competono (mettendo in difficoltà gli stessi operatori), che il governo ha il dovere di provvedere affinché il tribunale funzioni e faccia ciò per cui è preposto. Non me la sento di indicare soluzioni. Aspetto le decisioni del Collegio Garante e della Commissione Affari di Giustizia.

    Qual è secondo lei la cosa che preme alla base di AP?

     

    Che si governi nell’interesse esclusivo del Paese e dei cittadini. Può sembrare ovvio ma non lo è, visto che da molti anni a questa parte non è stato così. Che la classe politica riacquisti credibilità presso i cittadini e nei rapporti con l’esterno attraverso il cambiamento dei metodi e delle persone. Alleanza Popolare il segnale lo ha dato: prima, abbandonando una coalizione che – nonostante la buona volontà di qualche componente – non ha dato risultati in quella direzione; poi, operando cambiamenti nella delegazione di governo pur essendo cosciente che il problema della presenza di uomini ingombranti non ci riguardava.