La tensione in Iran ha raggiunto livelli critici nella scora notte, con un’ondata di manifestazioni che sta attraversando il Paese da nord a sud. Le piazze delle principali città, dalla capitale Teheran fino ai centri di Urmia, Kermanshah e Mashhad, sono state invase da migliaia di cittadini in aperta contestazione contro il governo degli Ayatollah. La situazione appare fuori controllo in diversi punti nevralgici: secondo testimonianze diffuse sui social network prima del blocco delle comunicazioni, un palazzo governativo nella capitale sarebbe stato dato alle fiamme.

La mobilitazione, inizialmente innescata da problematiche di natura economica, ha assunto rapidamente una connotazione politica radicale. I cortei sono caratterizzati da slogan che invocano esplicitamente un cambio di regime, con molti manifestanti che inneggiano al ritorno di Reza Pahlavi, figlio dello Scià deposto, visto da una parte della popolazione come figura di riferimento per una transizione. Secondo quanto riportato dalla Bbc Persian, le proteste a Teheran e a Mashhad, la seconda città del Paese, hanno raggiunto dimensioni imponenti e, in alcuni frangenti, le forze di sicurezza non avrebbero disperso la folla.
La risposta del regime si è concretizzata anche sul fronte digitale. L’organizzazione Netblocks, che monitora la libertà della rete a livello globale, ha rilevato un blackout quasi totale di internet a Teheran e in altri centri urbani. Si tratta di una misura restrittiva già adottata in passato dalle autorità iraniane per impedire il coordinamento tra i manifestanti e bloccare la fuoriuscita di notizie e immagini verso l’estero in momenti di crisi acuta. L’ente di controllo ha denunciato come tale censura violi il diritto dei cittadini di comunicare in un momento storico cruciale.

Il bilancio della repressione si fa di ora in ora più drammatico. Gli attivisti hanno segnalato che la giornata di mercoledì 7 gennaio è stata la più sanguinosa dall’inizio delle agitazioni, estendendosi dalle metropoli alle zone rurali. Le stime parlano di almeno quarantacinque vittime tra i manifestanti, tra cui si contano anche otto minorenni, e centinaia di feriti. Le forze dell’ordine hanno proceduto a un’ondata di arresti che ha coinvolto oltre duemila persone.
Dagli Stati Uniti, dove vive in esilio, il principe Reza Pahlavi continua a sostenere le rivendicazioni della piazza. Nella giornata di ieri, giovedì 8 gennaio, ha diffuso un messaggio rivolto ai connazionali, esortandoli all’unità e sottolineando come l’attenzione internazionale, inclusa quella della politica americana, sia focalizzata sugli eventi in corso. Pahlavi si è detto pronto a mettersi a disposizione del popolo iraniano, alimentando le speranze di chi vede in lui un’alternativa all’attuale sistema di potere.












