Iran, sospesa l’esecuzione simbolo e riaperti i cieli: Trump avvia le verifiche sulla fine delle repressioni

È una calma apparente e carica di tensione quella che si respira oggi in Iran, dove si intrecciano segnali di distensione e minacce geopolitiche. Dopo settimane di sangue e oscuramento digitale, la Repubblica Islamica sembra aver allentato leggermente la presa nelle ultime ore: lo spazio aereo è stato riaperto questa mattina dopo un blocco di cinque ore e, soprattutto, è stata rinviata l’esecuzione capitale di Erfan Soltani, il 26enne divenuto volto simbolo delle manifestazioni.

La vicenda del giovane condannato ha tenuto il mondo col fiato sospeso. L’impiccagione, prevista inizialmente per la giornata di ieri, è stata congelata secondo quanto riferito dall’organizzazione per i diritti umani Hengaw, che cita fonti familiari pur mantenendo alta l’allerta sulla sorte del ragazzo. Conferme indirette sono giunte anche dal Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il quale, intervenendo su reti americane, ha assicurato che non vi sono piani immediati per l’esecuzione. Una rassicurazione che sarebbe arrivata anche alle orecchie di Donald Trump tramite canali di intelligence.

Proprio il Presidente degli Stati Uniti gioca un ruolo chiave in questa fase delicata. Dallo Studio Ovale, Trump ha fatto sapere di aver ricevuto informazioni secondo cui le uccisioni sistematiche dei manifestanti si sarebbero fermate. Tuttavia, il tycoon ha precisato che l’amministrazione americana non si fermerà alle parole: verranno effettuate verifiche puntuali sul campo per accertare se lo stop alla violenza sia reale. Solo in caso di riscontro positivo si potrebbe allontanare lo spettro di un’azione militare, opzione che la Casa Bianca non ha mai escluso, tanto da aver ordinato l’evacuazione parziale del personale militare di stanza in Qatar.

Il bilancio delle proteste contro il carovita resta comunque drammatico. Mentre Teheran ammette la morte di oltre 2.500 persone, definendo la situazione attuale come un ritorno alla calma e al “pieno controllo” dopo quelle che definisce operazioni terroristiche, le voci della dissidenza dipingono uno scenario ben diverso. L’emittente Iran International stima le vittime in oltre 12mila unità, descrivendo il Paese come un obitorio a cielo aperto, isolato dal mondo a causa del persistente blocco di Internet.

La situazione di instabilità ha innescato una fuga diplomatica. Il Regno Unito ha disposto la chiusura temporanea della propria ambasciata a Teheran e l’evacuazione del personale, mentre la Farnesina ha lanciato un appello ai cittadini italiani affinché lascino il Paese. Nel frattempo, la ripresa dei voli delle compagnie locali come Mahan Air e Yazd Airways segna un timido tentativo di ritorno alla normalità logistica, in un contesto che resta tuttavia polveriera.

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