Con la solita distorsione interessata che perdura da 70 anni, l’Occidente ulula vendetta contro l’Hamas di turno che fa il “cattivo,” non contro gli israeliani aggressivi e colonialisti, ma contro “i poveri Ebrei perennemente perseguitati.”
Gli israeliani diventano “i poveri ebrei perennemente perseguitati” tutte le volte che per “difendersi” compiono delle nefandezze inaudite e mostruose alla fine delle quali ovviamente ci sono altre espulsioni di palestinesi, distruzione (col tritolo) delle loro case, occupazione dei loro territori da parte dei famosi coloni ebrei di ultradestra nazionalista che ormai hanno rubato tutto il rubabile ai palestinesi: suolo, acqua e soprattutto dignità.
Basta dare un’occhiata al numero dei morti delle due parti nei 70 di conflitto per verificare quanto sopra affermato: dal 1948 ad oggi, ad ogni morto israeliano corrispondono circa 55-60 morti palestinesi. D’altra parte, se al lancio di pietre si risponde con i cacciabombardieri che tirano giù interi quartieri, dove ovviamente si annidano i “terroristi,” il macabro bilancio non può essere che questo, senza parlare degli sgozzamenti a freddo come a Chabra e Chatila.
Hamas è un gruppo politico-militare integralista, propugna la distruzione di Israele e ha preso il controllo, fra l’altro con delle libere elezioni, della striscia di Gaza, emarginando l’OLP di Abu Mazen più trattativista.
La striscia di Gaza non è un giardino fiorito ma una prigione a cielo aperto, fino a pochi anni fa occupata militarmente dagli Israeliani, con tanto di muri, filo spinato e guardie israeliane armate fino ai denti e dal grilletto facile, dove vivono ammassati come bestie, senza lavoro, senza dignità e senza speranza circa 3 milioni (TRE MILIONI!!!) di Palestinesi che hanno finito per appoggiare Hamas e le sue posizioni radicali dopo il fallimento degli accordi di Oslo che prevedevano finalmente due stati: uno a prevalenza ebraica (Israele) e uno a prevalenza palestinese.
Hamas per i palestinesi di Gaza è un gruppo patriottico, per l’occidente è un gruppo terroristico, ma in realtà è soprattutto la perfetta giustificazione che consente agli Israeliani di persistere nella loro politica espansionistica, coloniale e militarista. Israele ed i suoi governi, sempre più reazionari ed ipernazionalistici, non vuole uno Stato palestinese autonomo e attua politiche che ne rendono impossibile la realizzazione. Ormai buona parte dei territori palestinesi sono stati occupati dai famosi coloni, ovviamente sostenitori dei partiti religiosi ipernazionalisti e di Netanyahu, che auspicano la famosa Grande Israele (in sostanza tutto il territorio escluso il deserto) e la deportazione in massa dei Palestinesi in Giordania. In seguito a questa politica espansionistica, ora i territori palestinesi residui sono discontinui fra loro e distribuiti a macchia di leopardo intorno a territori occupati dagli insediamenti israeliani. La politica di migliaia di nuovi insediamenti è continuata e continua con il silenzio complice del famoso occidente che difende “i poveri ebrei perseguitati” ed il diritto di Israele ad esistere ma dimentica di pretendere il rispetto e l’attuazione dei diritti dei Palestinesi.
Questo ovviamente non vuole dire che Hamas ha fatto bene a compiere la strage di innocenti che ha fatto, ma, obiettivamente, nelle condizioni di fatto in cui si trova la striscia di Gaza con la completa mancanza di una prospettiva politica decente, ci si può aspettare di tutto e il peggio deve ancora venire e avverrà quando, con la transizione energetica verso fonti rinnovabili, il petrolio diverrà meno strategico. Non deve infatti essere sottaciuto che alla base del sostegno alla nascita dello Stato di Israele, le valutazioni politiche e gli interessi economici degli Stati Uniti e dell’occidente sono stati prevalenti rispetto ai valori morali e di riparazione provocati dalla shoah.
Conviene forse ricordarsi, se si trova giusta l’esistenza di Israele, ed io la trovo giusta, che è stra giunto il tempo di trovare una soluzione equa al conflitto israelo-palestinese ed, al limite, di imporla alle parti anche se riluttanti.
Questo mi sembra l’unica vera concreta possibilità per difendere il diritto di Israele ad esistere ora ed in futuro.
Dario Manzaroli (pubblicato su La Serenissima)