Istat, non è un Paese per mamme in carriera: 1 su 2 resta a casa. Nonni fondamentali, gli asili? Costano troppo

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Conciliare lavoro e famiglia? Per le donne italiane è sempre un’impresa. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, ad occuparsi della famiglia sono ancora e soprattutto le donne, che in molti casi arrivano a rinunciare al proprio lavoro pur di seguire la crescita dei figli.

I numeri sono allarmanti: solo il 57% delle madri italiane con bimbi piccoli a carico riesce a mantenere un’occupazione. L’11,1% addirittura vi rinuncia. Una percentuale che, confrontata con la media europea (3,7%), fa riflettere. Al Sud i numeri crescono significativamente: una donna su cinque sceglie di rimanere a casa. Al contrario dei padri, che nell’89,3% dei casi riesce a mantenere il posto di lavoro.

In generale conciliare famiglia e lavoro risulta difficile per più di un terzo degli occupati (35,1%). Ma ancora una volta sono soprattutto le donne ad aver modificato aspetti importanti della propria attività lavorativa per meglio combinarla con le esigenze di cura dei figli: il 38,3% delle madri che lavora ha ammesso di averlo fatto, contro poco più di mezzo milione di padri (11,9%). Dal report emerge che poco meno di un terzo delle famiglie con figli minori fa riferimento ai servizi pubblici o privati (come asili nido, scuole materne, ludoteche, baby-sitter), mentre il 38% conta sull’aiuto di amici e familiari, soprattutto dei nonni (nel 90% dei casi). Tra le madri di figli piccoli che dicono di non utilizzare i servizi, il 15% ne avrebbe bisogno (una quota che sale al 23,2% per chi ha figli fino a 5 anni). Le motivazioni per le quali non si ricorre all’utilizzo dei servizi sono perché troppo costosi (9,6%) oppure assenti o senza posti disponibili (4,4%). Le lavoratrici del Mezzogiorno sono quelle che ricorrono meno ai servizi. Il 31% dei nuclei familiari con figli fino a 14 anni si avvale regolarmente di servizi pubblici o privati: al Nord il 34,5%, al Centro il 33,3% e nel Mezzogiorno il 24,9%.

Donna. Madre. E politica. Giorgia Meloni è presidente di Fratelli di Italia e ha una figlia, Ginevra, di tre anni. Durante il governo gialloverde ha presentato una proposta di legge per rendere totalmente gratuiti gli asili nido.
La famiglia è tutta sulle spalle delle donne. Siamo ancora in una società fortemente patriarcale?
«Sì, purtroppo. E dire che basterebbe occuparsi della questione femminile per risolvere il problema del lavoro in Italia. Attualmente il nostro Paese ha un tasso di occupazione del 60% (la media europea è del 70%). L’obiettivo dell’Ue è arrivare al 75%. Una percentuale che si raggiungerebbe senza sforzi semplicemente facendo lavorare le donne».

Perché così tante rimangono a casa?
«Perché non trovano un’occupazione oppure perché non possono permettersi i servizi pubblici in quanto troppo cari. Bisognerebbe agire in entrambi i sensi».
In che modo?
«Rendendo i servizi pubblici essenziali gratuiti. La proposta di FdI è una rivoluzione sul welfare delle famiglie: asili nido gratis, per prima cosa. Poi il congedo parentale retribuito al 100% i primi sei mesi e all’80% i primi sei anni. Infine il reddito di infanzia, un rafforzamento dell’assegno di natalità destinato ai genitori meno ricchi».
Ma lo Stato dove trova le risorse?
«Per gli asili nido gratuiti basterebbero 2 miliardi di euro, a fronte degli 8 spesi inutilmente per il reddito di cittadinanza».
Le donne sono ancora discriminate nel mercato del lavoro?
«Sì, ancor prima di diventare madri. A parità di condizioni i datori di lavoro preferiscono assumere un uomo».
E lei ha pagato la scelta di diventare madre?
«C’è chi dice che quando mi sono candidata a sindaco, la gente non mi abbia votata perché avevo il pancione. E dire che io sono una privilegiata. Figuriamoci chi non lo è».
A volte però è difficile tenere a bada i propri figli. Qualche tempo fa sua bimba l’ha interrotta nel corso di una trasmissione tv.
«Sì, per chiedermi il suo peluche-scimmia! Lei è una bambina con un gran caratterino, per cui ho preferito accontentarla. Scherzi a parte, è molto dura per me. Sono spesso fuori casa e la competizione con i colleghi uomini è molto forte. E questo provoca un gran senso di colpa».

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