E SE la facessero finita? La domanda, per niente retorica, da anni accompagna le cronache della Dakar, naturalmente con tutto il rispetto per chi coltiva la passione per il raid, per la grande avventura a motore. E insomma, tocca di nuovo aggiornare la macabra contabilità: ieri dalla zona di Cordoba è rimbalzata la notizia di un’altra tragedia, l’ennesima. Un morto e almeno sei feriti, questo il bilancio di una rovinosa carambola che sarebbe stata originata dalla sbandata di una Mitsubishi, il cui pilota sarebbe incappato in un colpo di sonno. Lo schianto ha coinvolto due camion Mercedes e altri tre veicoli, un groviglio infernale, l’urlo delle sirene e la dolorosa, antica certezza. Di Dakar si continua a morire, qualunque sia il continente scelto come teatro della competizione. Ecco, quel quesito di partenza riaffiora con prepotenza. Enzo Ferrari, ai suoi tempi, asseriva che l’automobilismo trovava giustificazione, persino a cospetto delle tragedie, nel suo essere palestra di uno sviluppo tecnologico collegato ‘anche’ al miglioramento delle misure di sicurezza per chi guida sulle strade di tutti i giorni. Ma si può ancora sostenere questa tesi a proposito del raid più famoso? Non sarà che, nonostante la buona fede di tanti protagonisti, prevale ormai la vanità dell’esibizionismo?
Forse sono interrogativi ingiusti e certamente la Dakar non si fermerà nemmeno stavolta. Però, come si fa a non chiedersi se ne vale la pena?…
Resto del Carlino