La “decrescita felice” di Luigi: Cinque Stelle dal 42% al 9%

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Il leader pensa di coinvolgere nella riorganizzazione i dissidenti «fichiani» per salvarsi. Ma la fronda incalza.

Nella war room di Luigi Di Maio, alle prime battute dello spoglio in Sardegna, ieri mattina si è consumato il dramma della distanza tra realtà e aspettative.

M5s passa dal 42% al 9%. I vertici, alla vigilia di una competizione difficile, scommettevano comunque su un risultato poco al di sotto del 20%, con una certezza granitica: «Nell’isola saremo comunque il primo partito contro la solita ammucchiata delle coalizioni di centrodestra e centrosinistra». Due convinzioni che si sono dissolte prima che il capo politico e vicepremier uscisse da Palazzo Chigi per ripetere la solita litania. Testa bassa, sorriso di plastica, Rocco Casalino a guardargli le spalle come una volta: «Per il governo non cambia nulla – ha scandito Di Maio – non vedo nessun problema. Ovviamente i dati ufficiali non ci sono ancora: ma noi siamo positivi perché per la prima volta in Sardegna entriamo con consiglieri regionali. Il M5s è vivo è vegeto». Questa è la scusa. Quindi l’annuncio di un’accelerazione nel rinnovamento della struttura del M5s: «Andremo avanti. Tra domani e dopo domani ci saranno novità importanti». Che significa votazione online, in tempi brevissimi, del nuovo assetto interno.

Un percorso che, però, potrebbe essere disseminato di trappole per l’attuale leadership grillina. Con il drappello dei dissidenti che man mano diventa un corpaccione. Non ci sono soltanto i parlamentari riconducibili a Roberto Fico, ma anche dei «battitori liberi», per la maggior parte al primo mandato, molto critici nei confronti del capo politico. Il pensiero dei «ribelli» è stato esplicitato dalla senatrice Paola Nugnes: «La leadership di Luigi Di Maio certamente va messa in discussione – ha detto – non credo che una riorganizzazione calata dall’alto sia la soluzione». Nella pratica, a quanto filtra, l’idea degli «ortodossi» sarebbe quella di piazzare alcuni deputati e senatori «fichiani» all’interno del «direttorio-bis» che dovrebbe affiancare il capo politico nella riorganizzazione. Il Giornale.it

È rassegnato il candidato M5s alla presidenza della regione Francesco Desogus: «Sono già tornato al mio lavoro, in biblioteca – ha dichiarato all’AdnKronos – ora sono un semplice attivista. Sapevamo che era una partita già persa in partenza, ma è un risultato sotto le aspettative». Con l’Huffington Post Desogus ha attaccato il capo politico: «Di Maio non ci ha messo la faccia perché sapeva di perdere contro Salvini. Ha capito che per le amministrative non siamo attrezzati, che una lista sola non può vincere contro tutte le altre». Il capogruppo M5s alla Camera Stefano Patuanelli ci ha scherzato su, cantando Si è spento il sole di Adriano Celentano a Un Giorno da Pecora su Rai Radio 1. Patuanelli ha poi spiegato: «È evidente che si debba cambiare, con realtà civiche è possibile esprimere candidati comuni alle amministrative». E nel cerchio magico del leader si registra una forte preoccupazione per i prossimi appuntamenti regionali. Per il Piemonte, circolano sondaggi che certificano un crollo ben al di sotto del 20%. In Basilicata i colonnelli si sono rassegnati a competere per il secondo posto. Dalla decrescita felice teorizzata da Grillo in ambito economico alla «decrescita felice» applicata da Di Maio in ambito elettorale. Cresce, invece, la pletora degli aspiranti candidati. Saranno in 2994 a concorrere per le Europarlamentarie. E, ha annunciato il Blog, è già cominciato «il processo di verifica dei requisiti». Mentre su Rousseau si voteranno oggi 23 proposte di legge sul tema dell’acqua. Il Giornale.it

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