La Francia bombarda in Africa: il perché della scelta di Macron

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Intervento giustificato dalla richiesta del locale governo e tentativo di “colpo di Stato” sventato grazie all’azione dell’aviazione. Sono queste le più importanti e significative novità emerse da alcune dichiarazioni rilasciate, in seguito ad una risposta ad un’apposita interrogazione parlamentare, dal ministro degli esteri francese Jean-Yves Le Drian. Il riferimento ovviamente è a quanto accaduto nella giornata di domenica 3 febbraio, quando aerei militari francesi bombardano il Ciad prendendo di mira alcuni gruppi che in quelle ore scappano dalla Libia.

“Sventato colpo di Stato”

Che l’intervento dei Mirage fosse concordato con il governo di NDjamena è una circostanza già nota dalle prime ore successive all’attacco. Non appena gli aerei francesi ritornano alla base situata poco fuori la capitale ciadiana, una nota stampa della difesa transalpina conferma che l’intervento in questione viene richiesto direttamente dal presidente del Ciad contro milizie ribelli in fuga dalla Libia. Una situazione confermata dallo stesso Le Drian: “Il presidente Deby ha chiesto a noi di intervenire – dichiara il titolare del dicastero degli esteri di Parigi, secondo quanto riportato da Agenzia Nova – L’intervento dell’aviazione è perfettamente in linea con il diritto internazionale“.

La novità consiste invece nella circostanza secondo cui l’intervento francese è in grado, sempre secondo Le Drian, di sventare un potenziale colpo di Stato proprio nel paese africano. “Il gruppo proveniente dal sud della Libia – afferma ancora Le Drian – poteva destabilizzare il Ciad. Il nostro intervento ha contribuito ad arrestare un’avanzata ritenuta ostile”.

Intervento coordinato con le forze di Haftar?

Inevitabilmente l’intervento francese in Ciad si ricollega con la situazione imperante in Libia. Proprio nel momento in cui il generale Haftar, uomo forte delle Cirenaica, avanza nel sud del paese arriva il bombardamento delle forze di Parigi a pochi passi dalla frontiera libica e contro un gruppo operante nel Fezzan. Peraltro, i ribelli presi di mira sono gli stessi a sua volta bombardati dallo stesso Haftar poche ore prima. Impossibile dunque non vedere un collegamento tra i due casi e, soprattutto, tra le due aviazioni in questione. Un dettaglio di non poco conto, che certifica ancora una volta uno stretto legame tanto politico quanto militare tra il leader dell’autoproclamato esercito libico e gli apparati francesi.

Il bombardamento francese nel Ciad, in particolare, avrebbe colpito soprattutto una carovana formata da almeno 40 mezzi scappati dalla Libia. Qui il gruppo preso di mira dai Mirage transalpini opera da diversi anni approfittando dalla mancanza di autorità e sicurezza nel Fezzan. L’arrivo di Haftar coinciso con l’inizio delle operazioni del suo esercito in questa parte del paese, riesce a scalzare i ribelli ciadiani che, in patria, secondo i governi di NDjamena e di Parigi sarebbero poi stati pronti a destabilizzare il Ciad. Ma, per l’appunto, sul fronte libico ciò che più conta è la stretta coordinazione tra Haftar e la Francia. Una circostanza certamente non nuova, ma al tempo stesso impossibile da sottovalutare in relazione alle ultime evoluzioni provenienti dal paese nordafricano. Il Giornale.it
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