La fronda anti-Draghi spacca il M5S: ribelli pronti a formare un nuovo gruppo

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  • La rottura definitiva sembra essere imminente: il Movimento 5 Stelle si prepara alla scissione. Il voto di fiducia al premier Mario Draghi è stato solo l’ultimo step per mettere in risalto le forti spaccature interne al M5S, diviso tra governisti e ribelli, nonostante il voto su Rousseau abbia dato l’indicazione di schierarsi dalla parte del “sì”. Tuttavia il quesito è stato giudicato “ingannevole e manipolatorio dagli stessi che ieri sera hanno detto “no” al governo guidato dall’ex numero uno della Bce. La posizione in dissenso dal gruppo probabilmente costerà loro una espulsione. Si tratterà sicuramente di un passaggio non facile per i grillini, che potrebbero cacciare dalla porta volti storici della prima ora.

    Nella fronda reazionaria si contano ben 15 pentastellati: Abate, Angrisani, Corrado, Crucioli, Di Micco, Giannuzzi, Granato, La Mura, Lannutti, Lezzi, Mantero, Mininno, Moronese, Morra e Ortis. A loro si aggiungono le 6 assenze (strategiche?) di Auddino, Botto, Campagna, Dessì, Garruti e Nocerino. Il reggente Vito Crimi è stato chiarissimo pochi giorni fa: l’esito della consultazione online “è vincolante“. Dunque da ambienti M5S viene riferito che una pesante ondata di espulsioni “sarà inevitabile“. Addirittura, scrive il Corriere della Sera, vi sarebbe qualcuno pronto a indirizzare una lettera al capo politico per chiedere di far fuori dal gruppo i dissidenti. Che comunque rappresentano quasi un quarto della compagine grilina, e a questo punto uno squarcio può aprirsi da un momento all’altro.

    Pronto un nuovo gruppo?

    Pertanto a subire sanzioni disciplinari potrebbero essere anche i big Barbara Lezzi e Nicola Morra. Il presidente della commissione Antimafia, spiegando i motivi del suo “no” ai cronisti, si è così espresso su una possibile espulsione: “Penso di aver fatto qualcosa che certamente non mi mette a mio agio, però ci sono situazioni in cui bisogna anche rimanere soli. Se sono pronto all’espulsione? Adesso vedremo. Non ci sono problemi, bisogna andare avanti e avere il massimo rispetto delle posizioni di tutti“. Fonti qualificate del Movimento avrebbero confermato il pugno duro perché, stando al loro ragionamento, i ribelli si sarebbero collocati fuori dalla maggioranza. Gli occhi adesso sono puntati sul pallottoliere della Camera, chiamata stasera a esprimersi sulla fiducia a Draghi.

    C’è infine da considerare l’ipotesi di un nuovo gruppo dove far confluire i delusi M5S. “Valuteremo in seguito alla votazione come mettere meglio a frutto gli esiti di questa assai sofferta decisione“, ha affermato all’Adnkronos la senatrice Bianca Laura Granato. Il numero è sufficiente per costituire un nuovo gruppo a Palazzo Madama, dove la soglia minima è di 10 senatori. Pare ci siano dei contatti in corso con Italia dei Valori per ottenere il prestito del simbolo.



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