La giustificazione del governo: “Bonus ai deputati? C’era fretta…”

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  • Continua a far discutere la notizia diffusa da La Repubblica secondo cui ben 5 deputati avrebbero incassato il bonus da 600 euro destinato alle partite Iva: in tal modo la casta avrebbe messo le mani sulla misura prevista dal governo per fornire un aiuto per la drammatica crisi provocata dall’emergenza Coronavirus. A scoprire il magheggio è stata la Direzione centrale Antifrode, Anticorruzione e Trasparenza dell’Inps. I soldi previsti dai decreti Cura Italia e Rilancio erano destinati alle partite Iva e ad alcune specifiche categorie di autonomi ma, vista la portata dell’emergenza in corso, non era stata prevista alcuna distinzione di reddito tra i lavoratori.

    Nella giornata di ieri è subito scattata la caccia ai furbetti: tre sarebbero della Lega, uno del Movimento 5 Stelle e uno di Italia Viva. Come se non bastasse, nella vicenda sarebbero coinvolti anche 2mila figure politiche tra assessori regionali, consiglieri regionali e comunali, governatori e sindaci. Per Licia Ronzulli di Forza Italia si tratta di uno scandalo e perciò ha esortato i deputati in questione “a chiedere scusa” e a restituire immediatamente i 600 euro che avrebbero percepito. “È vergognoso. È davvero indecente“, ha tuonato Luigi Di Maio. Il ministro grillino degli Esteri auspica che i 5 deputati restituiscano immediatamente quanto percepito e rassegnino le dimissioni. Nicola Zingaretti del Partito democratico ha parlato di una “vera vergogna“.

    “C’era troppa fretta…”

    Intanto il governo ha provato a giustificarsi, con alcuni esponenti dell’esecutivo giallorosso che – contattati da Il Tempo – hanno messo subito le mani avanti. L’accusa nei confronti della maggioranza riguarda il fatto di aver varato un provvedimento in cui non erano previsti limiti di reddito, ma Antonio Misiani – viceministro dem al Ministero dell’Economia e delle Finanze – ha spiegato che “c’è stata una discussione, e si è scelta la strada più rapida, evitando di chiedere una ulteriore documentazione ai contribuenti“.

    Pier Paolo Baretta, sottosegretario al Mef, ha osservato che chiunque abbia una carica pubblica di questo tipo non può utilizzare le risorse destinate a coloro che sono in una situazione di difficoltà: “Nel primo decreto non c’erano limiti, si è deciso di non tagliare fuori persone che ne avevano bisogno, affidandoci a un senso di responsabilità che dovrebbe coinvolgere tutti, mentre nel secondo decreto sono stati introdotti dei parametri“. Il 5 Stelle Alessio Villarosa ha fatto sapere che c’era forte preoccupazione per un eventuale doppio controllo da parte dell’Istituto nazionale della previdenza sociale e dell’Agenzia delle entrate per quanto riguarda il bonus: “Non si potevano mettere paletti sennò avremmo dovuto fare doppi controlli e, come vede, la gente si è lamentata dei ritardi“.


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