“La Lombardia fa gola a tutti. Su di noi troppe bugie”

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  • Presidente Attilio Fontana, qual è la situazione in Lombardia e quali sono le prospettive per le prossime settimane?

    «Intanto, nelle Rsa lombarde tutti gli ospiti sono stati vaccinati. E anche tutto il personale sanitario degli ospedali, pubblici e privati, ha ricevuto due dosi».

    Ancora zona rossa. L’ultima?

    «Sì, spero davvero che sia l’ultima occasione in cui i cittadini devono subire delle limitazioni alla libertà e alla loro vita. Se arriveranno i vaccini, sconfiggeremo il virus».

    Vaccinare tutti i lombardi entro luglio? Conferma l’obiettivo?

    «Sicuramente, se avremo la disponibilità dei vaccini necessari».

    La Campania ha annunciato l’acquisto di vaccini russi Sputnik. Boutade o iniziativa seria?

    «Credo boutade, provocazione, finché non saranno riconosciuti da Ema e Aifa. Nessuno può somministrare una medicina non autorizzata: rischia di commettere una violazione. Tanti dicono che il vaccino russo sia fra i migliori. Io non mi permetto di dire se è vero, credo che valga la pena accelerare. Draghi ha parlato di 3-4 mesi».

    Ha parlato anche del vaccino lombardo, prodotto in Brianza.

    «Sì, della produzione in loco di vaccino Pfizer. Benissimo, speriamo possano partire con la maggior rapidità possibile. Pfizer è un ottimo vaccino, è importante anche in prospettiva: essere autonomi, non dipendere sempre da altri».

    Il tono di Draghi era distensivo.

    «Sì, e i rapporti che abbiamo avuti sono ottimi. Massima disponibilità, comprensione, ascolto. Ha avuto un’uscita dura, ma noi ci siamo sempre attenuti alle indicazioni».

    A chi si riferiva in Senato?

    «Non a noi, sicuramente. Abbiamo seguito le indicazioni in modo pedissequo. Io fra l’altro ho da sempre condiviso la scelta di vaccinare per età, al di là dei fragili, dei medici e delle Rsa, evitando così tensioni e guerre fra categorie».

    Non c’è margine per iniziative cogenti del governo?

    «Non ce n’è bisogno. Le Regioni hanno sempre collaborato, magari dopo aspre discussioni sulle scelte. Le linee guida per riaprire, ricordo, le abbiamo scritte noi a maggio».

    Eppure c’è un sentimento centralista che ha ripreso forza.

    «Non è un sentimento, è qualcosa cheva nella stessa direzione degli attacchi. Una certa parte, dei media e della politica, sta cercando di contrastare un certo sviluppo, sta cercando di imporre una visione diversa da quella che c’è in Lombardia. Poi se si continuano a ripetere certe bugie, alla fine la gente rischia di lasciarsi condizionare. Per questo occorre stare attenti».

    Si parla di disastro vaccini.

    «C’è stato un problema nelle prenotazioni, lo riconosciamo. Nonostante questo siamo riusciti a inoculare 1,4 milioni di dosi, di gran lunga il numero maggiore nel Paese. La seconda Regione segue con mezzo milione in meno. Stiamo costruendo le condizioni per la vaccinazione di massa, e finora viste le dosi arrivate, non saremmo stati in condizione di eseguire una sola vaccinazione in più. La coperta è corta. I miracoli non li fa nessuno. Chi grida al miracolo si brucia».

    Con questi attacchi si vuole colpire la Lega, Salvini, o mettere le mani sulla Lombardia?

    «Entrambe. Sicuramente la Lega e Salvini, e sicuramente anche il modello. Ci contestano la collaborazione col privato, l’apertura all’innovazione. Mettere le mani sulla Lombardia vuol dire prendere la regione più importante».

    Fa gola a tanti.

    «Ma il rischio di questa operazione è che così non si migliora il resto, si tarpa le ali alla Lombardia. E se vola bassa la Lombardia, lo fa anche il Paese. Abbiamo sempre chiesto l’autonomia, che è invisa a tanti nei palazzi romani. Parlare di fallimento del federalismo significa non leggere neanche il primo capitolo del libro. Siamo a metà di una riforma che è stata bloccata. L’attacco alla Lombardia, capofila di questa battaglia, è anche questo».

    Perché il direttore di «Aria» è rimasto al suo posto?

    «È arrivato da pochi mesi non ha potuto esprimere le innovazioni che vuole. Il Cda non mi sento di accusarlo, ma ci sono state troppe contestazioni. Chi sta al vertice lo sa, ahimè, ne risponde.

    L’innesto di Guido Bertolaso nella macchina regionale ha funzionato? E il rimpasto con l’arrivo di Letizia Moratti?

    «Bertolaso ha fatto un lavoro eccellente. Ama dare disposizioni in modo deciso ed era l’unico con le competenze per organizzare un piano di questa portata. La dottoressa Moratti, con la quale collaboro da due mesi, sta dando una dimostrazione di capacità e impegno eccellenti. Chi non ci vuole bene sperava in contrapposizioni. Rimarrà deluso».

    Che succederà ora? Come vede il futuro suo e della Lombardia?

    «Vedo una grandissima voglia di ripartenza in chi lavora. Non si respira la frustrazione che potrebbe esserci. Vedo gente che dice: Mettiamo fine a questa storia, usciamo da questa brutta narrazione, ripartiamo. Io sono con loro e la Regione ha fatto scelte che danno fiato a questa prospettiva, che vanno in questa direzione. La direzione del futuro».



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