La Meloni zittisce tutti: “Non siamo come i 5S”

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  • L’avanzata di Fratelli d’Italia non si arresta tanto che nel giro di poche settimane potrebbe diventare il primo schieramento politico nel nostro Paese. In tal modo, soprattutto in caso di elezioni anticipate, il partito potrebbe guidare la coalizione di centrodestra e Giorgia Meloni potrebbe diventare presidente del Consiglio. Ma la domanda che a sinistra in molti si fanno è sempre la stessa: FdI è veramente dotata di una buona classe dirigente qualora venisse chiamata a prendere le redini dell’Italia? In un articolo di Galli della Loggia per il Corriere della Sera sono stati avanzati diversi dubbi, sostenendo che Fratelli d’Italia “non ha rapporti veri con il cuore e l’anima della classe dirigente del Paese“.

    Alle tesi del professore ha prontamente replicato la Meloni, che sempre sulle colonne del Corriere della Sera ha scritto una lettera precisando la reale situazione di FdI. Innanzitutto l’ex ministro della Gioventù ha voluto chiarire le differenze dal Movimento 5 Stelle, sottolineando di essere l’unica forza politica a non aver governato con i grillini e di essere entità del tutto diverse: “FdI ha una grande profondità fatta da esponenti, a tutti i livelli, con una lunga storia politica, esperienze amministrative, impegno studentesco, radicamento associativo. Nessuna improvvisazione dalle nostre parti“. Perciò reputa “infondata” la convinzione di Galli della Loggia secondo cui Fratelli d’Italia dovrebbe iniziare a “studiare i problemi e a declinarne le soluzioni“.

    FdI e l’antifascismo

    A FdI viene inoltre rinfacciata l’avversione della “classe dirigente del Paese” per una motivata “pregiudiziale antifascista“. La Meloni anche su questo punto ha voluto rispondere: “FdI è invece una forza che chiede cambiamento e rinnovamento“. Aggiungendo di non avere assolutamente l’ostitilità della classe dirigente della Nazione: “Guardano a noi con speranza moltissimi magistrati, dirigenti pubblici, servitori dello Stato, accademici“. Ha comunque messo in guardia “chi vive di rendite di posizione, del ‘sistema Palamara‘, di chi percepisce pensioni d’oro immeritate, di chi fa carriera per la sua faziosità e non per i sui suoi meriti“, avvertendoli che Fratelli d’Italia proverà a combatterli con ogni mezzo.

    Ma Giorgia Meloni sa benissimo che nel suo percorso incontrerà chi tenterà di mettere il bastone. Un’azione di disturbo da parte di chi vorrebbe “impedirci di governare e cambiare le troppe cose che non vanno“. E ha portato l’esempio di Roma, dove sta covincendo gli alleati a puntare su Enrico Michetti per le prossime elezioni Amministrative: a suo giudizio, il noto avvocato e opinionista radiofonico della Capitale sarebbe in grado di liberare la città “dalla palude di affarismo e malagestione nella quale è precipitata“.

    Il problema della sinistra italiana

    Sempre in tema di fascismo, la Meloni ha tenuto a ribadire che non si tratta di una “peculiarità” italiana. Infatti ha ricordato che nel 2019 è stata affrontata in maniera definitiva la questione, attraverso la Risoluzione del Parlamento Europeo sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa con la quale si condannano tutti i totalitarismi del ‘900. Votata insieme a conservatori, popolari, socialisti e liberali di tutta Europa. Ha denunciato invece i problemi della sinistra europea e italiana, Partito democratico compreso, su questo fronte: “L’eccezione in Europa in tema di rapporto con il passato e con i regimi totalitari riguarda la sinistra italiana, non Fratelli d’Italia“.


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