La partita a scacchi di Zingaretti e Renzi dentro il Pd

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Dentro il Partito democratico si sta giocando una partita a scacchi tra il segretario Nicola Zingaretti e l’ex premier Matteo Renzi sul futuro del partito e della legislatura

La giornata politica era iniziata con una frecciatina di Nicola Zingaretti a Matteo Renzi. “Nessuno ha risposto alla sua sollecitazione”, ha detto al Messaggero il segretario riferendosi alla proposta renziana di un ‘governo istituzionale’.

Zingaretti si fa forte di quanto ha stabilito ieri la direzione Pd all’unanimità: o governo di legislatura in totale discontinuità col passato oppure si va al voto. Se i grillini, con il voto favorevole a Ursula Von Der Leyen ha già rinunciato al suo antieuropeismo iniziale, ora non potranno rinunciare anche al principio di “democrazia diretta” su cui si basa tutto il Movimento Cinque Stelle. Staremo a vedere, ma intanto la partita a scacchi prosegue e, mossa dopo mossa, si fa sempre più interessante.

Le manovre di Renzi per la nascita di un governo

Ricapitoliamo: Matteo Salvini, un po’ per calcolo politico e un po’ per “i troppi no”, rompe con il M5S, dopo essere stato rassicurato da Zingaretti che stavolta il Pd avrebbe chiesto il ritorno al voto. Il governatore del Lazio, infatti, da un lato vuole sbarazzarsi di Renzi e del suo ‘Giglio magico’ e dall’altro non vuol far parte di un governo che, probabilmente, dovrà varare una manovra lacrime e sangue. Insomma, non vuol fare la fine di Pier Luigi Bersani che perse la sua autorevolezza politica, sostenendo il governo Monti prima e favorendo la nascita del governo Letta, poi. Renzi, capita la ‘mala parata’, prepara la sua contromossa e, inaspettatamente, apre a un esecutivo con i Cinquestelle. Lo fa per senso di responsabilità? Ovviamente, c’è da impedire l’aumento dell’Iva, ma soprattutto un voto che non gli darebbe il tempo di far nascere il suo partito. Renzi ha bisogno di un governo purchessia, anche uno ‘istituzionale’ che duri giusto il tempo di approvare il taglio dei parlamentari e di varare la manovra finanziaria. Un esecutivo, insomma, che scongiuri la prevedibile e annunciata vittoria di Salvini in caso di elezioni anticipate.

Le contromosse di Zingaretti

Zingaretti sa che un “accrocchio” è destinato a non durare e a favorire soprattutto Renzi ma, davanti alle sollecitudini che provengono dai padri nobili del Pd (Prodi e Letta), non può esimersi dal tentare di fermare la corsa di Salvini verso Palazzo Chigi. Che fare, dunque? Proporre ai Cinquestelle un governo di legislatura con cui, quantomeno, provare a fermare i progetti politici dell’ex segretario del Pd. Un esecutivo che abbia un orizzonte temporale di tre anni e che sia basato su paletti chiari, i famosi 5 punti approvati ieri. E, per dimostrare che non si scherza, al termine della consultazione con Sergio Mattarella, sono arrivate tre condizioni non negoziabili e che, almeno sulla carta, dovrebbero essere irricevibili per i pentastellati. Per Zingaretti l’abrogazione dei due decreti sicurezza, lo stop al taglio degli onorevoli senza una riforma complessiva della Costituzione e un preliminare accordo sulla legge di bilancio sono un modo per mettere spalle al muro sia i grillini sia i renziani.

Il segretario, sa, infatti, che l’unanimità raggiunta ieri in direzione vale quanto il due di picche. Basta andare indietro di 6 anni per ritrovare la (quasi) unanimità dentro la direzione del Pd. Fu in occasione del voto che sancì la defenestrazione di Enrico Letta e portò Renzi a Palazzo Chigi, grazie al sostegno unanime dei parlamentari dell’allora sinistra dem (che poi gli fece la guerra). Nel 2014, infatti, le parti erano esattamente invertite: i renziani avevano la maggioranza nella segreteria e i bersaniani all’interno dei gruppo parlamentari (e quindi dentro la direzione del partito). Memore di questo, Zingaretti sa che la parte del manico ce l’ha Renzi ed è per questo che sta cercando di sabotare la nascita di un esecutivo giallorosso. Ora, se l’ex premier vuole a tutti i costi un governo, sarà costretto a rompere subito col Pd. Ma che tipo di credibilità potrà avere una scissione fatta da Renzi col solo scopo di allearsi con i nemici di sempre, i Cinquestelle? All’ex premier non resta, dunque, che sperare che tra Salvini e Di Maio scocchi di nuovo la pace…

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