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  • LA “SAN MARINO DA MANGIARE”: COME LA CRICCA SI È MANGIATA PIU’ DI 100 MILIONI DI FONDI PENSIONE DEI SAMMARINESI … Di Matteo Rossi, candidato PSD

    Pillole di storia. Con la scellerata rimozione dell’ispettore capo Caringi nel 2010, si decide di interrompere un percorso di crescita della governance del sistema bancario e finanziario avviato nel 2003 con la nascita della Banca Centrale Sammarinese, che era pronta in quel tempo a firmare l’accordo con Banca d’Italia, accordo che andava nella direzione di integrazione, collaborazione e maggiore trasparenza. Accordo che è sempre stato osteggiato da qualche soggetto vigilato, particolarmente da Grandoni e i suoi (compresi partiti e capetti sparsi). Oggi capiamo il perché. Con un accordo di reciprocità con Banca d’Italia anche certe forzature (necessarie come si è visto alla sopravvivenza di banca partner e poi banca CIS), sarebbero risultate impossibili, e magari i nostri fondi pensione sarebbero ancora li. Dopo di che un vero e proprio tzunmi si è abbattuto sul nostro sistema finanziario, una governance di Banca Centrale dopo l’altra dove si annoverano i Reggia, i Clarizia, fino ad arrivare al completamento dell’OPA che i “grandoniani” hanno lanciato al sistema, scalata partita proprio con quella cacciata del 2010 che, dopo gli anni 2000 (della San Marino da bere che non disconosciamo e dalla quale prendiamo le distanze) ha spalancato le porte agli anni della San Marino da mangiare, che hanno visto il loro massimo splendore nel triennio 2016-2019 quando, in un sol boccone, grazie alla compiacenza del governo del cambiamento e della speranza, personaggi come Daniele Guidi, si sono “pappati” centinaia di milioni dei fondi pensione dei sammarinesi, per poi goderseli -ora- in qualche località esotica. 

    Per non dimenticare -dunque- ciò che la storia ha scolpito unanimemente nella pietra della commissione d’inchiesta sul dissesto di Banca CIS, dal 2010 ad oggi, anno in cui ho fatto partire questo mio breve resoconto storico, è stato devastato letteralmente un importante comparto dell’economia sammarinese che generava 50 milioni di gettito per l’erario, dava occupazione ad oltre 800 persone ben retribuite, e si è impedito di traghettare il sistema bancario e finanziario da un modello opaco ad un modello trasparente integrato con l’esterno. Impedito esclusivamente per far mangiare i soliti. Che hanno mangiato per davvero, fino all’ultimo brandello d’osso (perché la carne l’avevano già finita da un pezzo).

    Ho scritto questo piccolo bignami sulla San Marino da mangiare -dunque- perché non resti soltanto impresso nelle parole di un recente caffè scorretto, dove ho parlato molto più dettagliatamente di questi anni, generando ironia. Gli anni della San Marino da mangiare.  

    Anni per i quali qualcuno ha staccato la spina ad un governo fin troppo compiacente, anni per i quali qualcuno si è scusato in Consiglio Grande e Generale e anni per i quali qualcuno continua ancora ostinatamente a combattere. Il PSD, unico partito nel quale ho militato nella mia esperienza politica, ha fatto i conti con la sua storia, pagando un prezzo politico non indifferente. Negli anni della San Marino da mangiare, il PSD ha fatto di tutto per fermare il banchetto che si stava consumando con i resti di un Paese allo stremo, aiutando nell’ultima legislatura il Paese a rialzarsi e partire. Il PSD si è rimboccato le maniche, con le sue idee, le sue persone e le sue visioni: principalmente rivolte all’associazione con l’Unione Europea che è a un passo. Senza mai dimenticare gli errori del passato. Altri invece, al pari del celebre Hiroo Onoda, l’ultimo soldato giapponese ad arrendersi alla fine della Seconda guerra mondiale (quando oramai erano passati oltre 30 anni dalla fine del conflitto), continuano a trincerarsi e a sparare granate dalle loro trincee arredate in stile Luigi XVI, convinti probabilmente che il buon Governo debba far saltare dalle due alle tre banche, che debba azzerare la liquidità dello stato e che debba consentire (per non dire agevolare) ai predoni della finanza di mangiarsi i risparmi di tutti i lavoratori sammarinesi.

    Matteo Rossi, candidato PSD al n.28