La Virtus Acquaviva ha visto svanire il sogno della fase a gironi della UEFA Europa Conference League. Sul campo dello Stadio Olimpico hanno ceduto 1-3 al Breidablik, squadra islandese che ha dimostrato una superiorità tecnica e fisica quasi schiacciante, segna la fine di un’avventura europea coraggiosa, ma anche un’occasione per riflettere su quanto il calcio di San Marino stia crescendo, pur tra mille difficoltà.
La partita è iniziata con un ritmo alto, come se la Virtus volesse riscattare subito la sconfitta di misura subita in Islanda. I padroni di casa, guidati dal tecnico che ha sapientemente miscelato esperienza e gioventù, hanno premuto sull’acceleratore fin dai primi minuti.
Ma è stato il Breidablik a colpire per primo: al 16’, Kristofer Ingi Kristinsson ha sfruttato un’incertezza difensiva per infilare il portiere sammarinese con un tiro preciso, portando gli ospiti sull’0-1. Un gol che ha gelato l’entusiasmo del pubblicovappassionato accorso per sostenere i propri eroi calcistici.
La Virtus, però, non si è arresa. Anzi, ha reagito con orgoglio. Al 41’, Abdul Niang ha pareggiato i conti con un colpo di testa imperioso su calcio d’angolo, mandando in visibilio i tifosi. Quel 1-1 a fine primo tempo ha riacceso la speranza: forse, con un po’ di fortuna e tanta grinta, il miracolo era possibile. Ma il calcio, si sa, è crudele. Nella ripresa, gli islandesi hanno alzato il baricentro e dominato il possesso palla, sfruttando la maggiore abitudine a competizioni internazionali.
Al 58’, Ingvarsson ha riportato avanti il Breidablik con un’azione corale che ha evidenziato le lacune nella retroguardia della Virtus.
E al 77’, Tobias Thomsen ha chiuso i giochi con il 1-3, un gol che ha spezzato definitivamente le gambe ai sammarinesi.
In mezzo, una pioggia di cartellini gialli: ben sei per la Virtus (Zenoni, Legittimo, Buonocunto, Sabato, Scappini e Benincasa), a testimonianza di una gara nervosa e combattuta, contro uno solo per gli avversari (Einarsson).
Le sostituzioni non hanno invertito la rotta: il Breidablik ha inserito forze fresche come Steindorsson e Bjarnason, mentre la Virtus ha provato con Amati e Lombardi, ma senza successo.
Analizzando la partita, emerge chiaro il divario tra le due realtà. Il Breidablik, con la sua tradizione europea e un organico rodato, ha imposto un ritmo che la Virtus ha faticato a reggere per tutti i 90 minuti. I sammarinesi hanno lottato con il cuore, mostrando sprazzi di qualità, Niang su tutti è stato un leone in attacco, ma hanno pagato errori individuali e una stanchezza accumulata. È il prezzo da pagare per una nazione che, in termini calcistici, è ancora un underdog: San Marino non ha le risorse di club islandesi o scandinavi, ma partite come questa sono lezioni preziose per il futuro.
Per la Virtus, questa eliminazione non è una fine, ma un capitolo da cui ripartire. Hanno raggiunto i playoff, un traguardo storico che ispira i giovani talenti locali. Il Breidablik, invece, vola ai gironi, dove potrà misurarsi con avversari di livello ancora più alto. Chissà, magari un giorno la Virtus tornerà a sognare in grande.
Nel calcio, i miracoli accadono, e San Marino ne ha bisogno più che mai