La sinistra e il Job Act
Anche Bonaccini vuole cambiare il Job Act.
La Schein vorrebbe metterlo al rogo.
Nel Pd, sessualmente abbastanza spento, inattivo, l’eccitazione sale al massimo solo quando la Schlein annuncia lotta dura senza paura al Job Act, quindi alla precarietà. Dice lei.
Bonaccini sembra non resistere a questo stato di eccitazione.
È invece dovrebbe.
Dovrebbe perché è sul lavoro che si misura la serietà e l’attualità di una sinistra che vuole essere moderna ed attuale.
Le idee sul lavoro sono tutto per una sinistra che ha perso il lavoro a favore della Meloni: primo partito fra gli operai.
Se il partito sarà quello della Schlein sul lavoro, il Pd rimarrà disoccupato a lungo. Inattivo anche.
Alcuni dati.
Nel 2021 i lavoratori a tempo indeterminato erano 14 milioni 732 mila, a tempo determinato 2 milioni 898 mila.
Il 16.5 per cento a tempo determinato.
A novembre 2022, rispetto a novembre 2021, crescono sia i contratti indeterminati (+268mila, +1,8%) che a termine (+47mila, +1,5%).
In un anno le assunzioni a tempo determinato sul totale sono pari al 15 per cento circa.
È il trend dal Job Act in poi.
Prima del Job Act le assunzioni a tempo indeterminato sul totale non arrivavano al 20 per cento. Il 17, per la precisione.
Nel 2017, dopo il Job Act, i contratti a termine in Italia erano fra i più bassi in Europa, in termini percentuali, 15.5%.
La Francia 16.8, la Svezia 16.1, i Paesi Bassi 21.7, la Polonia e la Spagna, Paesi in crescita, 26.1 e 26.8.
In valore assoluto, 4.7 milioni in Germania, 4.2 milioni in Spagna, 3.4 in Francia e 2.7 in Italia.
Dati della Fondazione Edison.
Perché?
Perché l’art 18 dello Statuto dei Lavoratori, l’amato, da me, Statuto, era diventato strumento dissuasore per le assunzioni stabili.
Perché era stato pensato quando il mercato era stabile, quando c’erano le catene di montaggio.
Un altro mondo.
Anzi, come ha detto Gino Giugni, non era stato pensato così da lui stesso e da Giacomo Brodolini, perché il vincolo sulla impossibilità di licenziamento era collegato solo alla difesa dei sindacalisti nelle fabbriche. Vecchia norma Nenni del 57. Non a tutti.
Fu il compromesso col PCI al Senato ad estenderlo a tutti.
Da quando i mercati sono flessibili e volatili, tenere norme rigidissime sul lavoro corrisponde a disincentivare le assunzioni stabili.
O ad incentivare lavori a termine all’infinito o lavoro nero.
La precarietà vera.
La sinistra dovrebbe capire questa cosa qua.
Se vuol tornare attiva.
In tutti i sensi.
E concentrarsi sull’aumento dei salari non sul potere dei sindacati.
Sergio Pizzolante