L’allarme di Savona per il risparmio italiano: “È la nostra forza, può valere il 2% del Pil”

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  • Paolo Savona, il presidente della Consob, è ieri arrivato alla sua terza relazione annuale. Lo studioso e professore di economia – si ricorderà – è stato al centro dello scontro istituzionale del 2018, quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella pose il veto alla sua nomina al ministero dell’Economia nel primo governo Conte: lo volevano in quel ruolo Luigi Di Maio e tutti i Cinque Stelle, per avere un antieuropeista autorevole nel dicastero più importante del primo governo con i grillini. Mattarella mise il veto, Savona entrò comunque nell’esecutivo come ministro per gli Affari europei, per poi passare però alla Consob un anno dopo. Quell’etichetta gli rimane comunque attaccata. Ma anche Savona, un po’ come i Cinque Stelle, si va addomesticando.

    Dal vertice dell’Authority che vigila sui risparmi degli italiani, Savona ha un’occasione all’anno per parlare al Paese e ieri l’ha sfruttata ricordando che il nostro maggior pregio non va messo a rischio: gli italiani sono i più grandi risparmiatori d’Europa e del mondo. Ed è grazie alle dimensioni del nostro risparmio privato che la comunità internazionale e le agenzie di rating ci mantengono in vita, tollerando un debito pubblico che sopravanza da tempo il prodotto interno lordo. Perché lo fanno? Perché sanno che in qualunque momento lo Stato potrebbe rientrare della sua esposizione andando a pescare nel mare magnum del risparmio privato.

    Cos’ha detto ieri Savona? «Il saggio di risparmio delle famiglie italiane rispetto al reddito disponibile è cresciuto nell’anno del 50%. Ma, ove si escludano i risparmi investiti nelle società quotate, il suo rendimento è restato piuttosto basso, prossimo a zero». Si calcola infatti che sui conti correnti italiani ci siano 1.700 miliardi, 85 dei quali arrivati lì nonostante l’anno della pandemia. Un fenomeno straordinario, merito della classe media di questo Paese. Quella che vive di un reddito ipertassato, e che non smette comunque mai di risparmiare. Sono la maggioranza silenziosa, che permette di stare a galla anche a tutti gli altri, percettori di reddito di cittadinanza inclusi.

    Questo risparmio, dice Savona, «ha contribuito a sostenere la stabilità dei mercati, senza però aver prodotto la crescita reale attesa dalla eutanasia ipotizzata da Keynes». Un riferimento culturale per un concetto elementare: è la scarsità del capitale a rendere elevato il suo rendimento. Sta di fatto che lasciandolo sotto il materasso, o sui conti correnti, il capitale non solo non rende nulla, ma per di più viene esposto al rischio di essere tassato. «Considerata la consistenza di attività finanziarie in mano alle famiglie aggiunge Savona – ogni punto percentuale di remunerazione si può stimare nell’ordine di circa 30 miliardi, quasi il 2% del Pil». È a questo passo che la classe media dovrebbe guardare. Per evitare di cadere nella trappola di chi non vece l’ora aumentare le tasse magari attraverso patrimoniali o imposte di successione. Cavalli di battaglia dei nemici della classe media.


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