L’Anm finisce al capolinea «Che errore, siamo Castopoli»

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  • I l documento è ancora lì, intonso, sulla home page dell’Associazione nazionale magistrati, l’onnipotente sindacato delle toghe, in tutta la sua chiarezza. È la risoluzione che il gruppo ristretto dei capi dell’Anm ha diffuso per pretendere la corsia preferenziale per il vaccino anti Covid: e di cui ora, di fronte al putiferio che ne è seguito, nessuno si assume più la paternità. Nemmeno Magistratura democratica, la corrente di sinistra che non solo tre giorni fa ha votato il documento, ma ha in Peppe Santalucia, presidente dell’Anm, un suo uomo di punta. E tra chi proprio non può nascondere la mano fioccano i distinguo, le interpretazioni ardite; si invoca il fraintendimento, la forzatura, la macchina del fango, il livore. Invece il documento è fin troppo chiaro, con il messaggio mandato dalle toghe al paese: se non ci vaccinate il servizio giustizia rallenterà.

    Il problema è che il surreale diktat dell’Anm non arriva solo nel pieno della peggior pandemia dell’ultimo secolo. Arriva nel pieno del ciclone che poco prima ha colto in pieno la magistratura italiana, svelandone (almeno in parte) le trame occulte del potere. L’Anm, il cui ex presidente Luca Palamara è diventato eroe eponimo dello scandalo, era da mesi alla ricerca disperata di una ripresa di credibilità. Beh, se avessero voluto farsi del male a tutti i costi, non avrebbero potuto essere più efficienti.

    Infatti ieri sull’Anm piomba addosso di tutto. I più duri sono i magistrati di Articolo 101, la non-corrente che le sigle storiche della Magistratura vedono come il fumo negli occhi e accusano di populismo e fanatismo, ma che sta vedendo crescere i suoi consensi in modo esponenziale tra i giudici di base, quelli da sempre tagliati fuori dai giochi di potere. Articolo 101 parla di «Castopoli» e accusa i vertici dell’associazione di stare «perdendo ogni contatto con la realtà». «Non vogliamo pensare che si volesse istigare alla interruzione di un pubblico servizio».

    Ma il disastro è tale che a ripudiare il comunicato sono anche magistrati che all’Anm sono iscritti da anni. Il capo della Procura di Cremona, Roberto Pellicano, per anni pm a Milano, accusa i vertici di avere avanzato «una rivendicazione corporativa di cui proprio non si sentiva il bisogno»; la pm romana Antonia Giammaria va ancora più in là e restituisce la tessera dell’Anm in segno di dissenso per «assurde soluzioni saltafila che hanno solo l’effetto di gettare ulteriore discredito sulla categoria, salvo poi fare ancor più dannose marce indietro, peraltro peggiori del danno ormai arrecato».

    Insomma, una giornataccia in cui fa quasi tenerezza l’unico che si prende l’onere di difendere l’Anm, il procuratore di Lodi Domenico Chiaro che si domanda perché il «livore» della stampa non sia stato riservato anche alla corsia privilegiata concessa ai prof universitari. Per il resto, una catastrofe, di cui l’eco agita anche le chat interne alla categoria, il tradizionale sfogatoio contro le malefatte dei politici dove stavolta a venire presi di mira sono invece i vertici della categoria. Su tutto, la sensazione che davvero una stagione della magistratura italiana stia volgendo alla fine, e come accade in momenti simili viene meno anche quel po’ di lucidità che serve almeno a limitare i danni.

    (Alle 22,05 di ieri sera il comunicato saltafila continua ad essere ancora lì, sul sito dell’Associazione, senza che nessuno si sia preso cura di toglierlo o almeno di spiegarlo)



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