L’ASTROLABIO – “Nessuno si stupisca” … di Augusto Casali

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  • Augusto Casali

     

    Nessuno si stupisca se nel bel mezzo di una difficile situazione in cui versa il Paese e le problematiche che si intrecciano con la vita dei cittadini sono numerose e complesse, io vi parlo della necessità di cambiare, ora, all’inizio di una nuova legislatura, la Legge Elettorale.

    No, non sono impazzito, come potrebbe pensare qualche lettore un po’ distratto. Fatevi una domanda: se oggi ci troviamo in questa situazione precaria, con problemi economici, sociali e politici, quali sono le motivazioni?

    Probabilmente più di una: dalla perdita di rappresentatività e di ruolo dei partiti, all’errore fatto dalle classi dirigenti del passato che non hanno previsto per tempo la fine delle vacche grasse; dalla inadeguatezza dimostrata dalle nuove classi politiche, alla distanza sempre maggiore tra cittadini ed istituzioni.

    Ma una delle cause di fondo sta nel sistema delle regole del gioco democratico nel suo aspetto principale: la legge elettorale. Purtroppo, vuoi per arginare l’instabilità politica dell’inizio degli anni 2000, vuoi per nascondere la debolezza dei partiti, che hanno avuto sempre più la necessità di unirsi ad altri per mitigare le emorragie e soprattutto per salvare gli scranni, il nostro sistema elettorale da proporzionale ad un certo punto è divenuto maggioritario. Di qui la necessità, da parte delle forze politiche di unirsi in coalizioni per ottenere un voto in più degli avversari e vincere la competizione.

    Per di più inserendo uno sbarramento che via via è giunto, con le ultime recenti modifiche addirittura il 5%, la qual cosa significa che un raggruppamento che ha ottenuto un risultato elettorale che in termini assoluti gli assegnerebbe l’equivalente di quasi tre seggi consiliari, viene letteralmente cancellato e i seggi ottenuti diventano bottino per chi invece il 5% lo ha superato.

    Ma il vero peccato originale sta nel fatto che per ottenere un voto in più degli altri contendenti, per pura convenienza, si mettono insieme forze politiche che insieme non possono stare perché tutta la loro azione storica è stata agli antipodi l’una dell’altra. Ora è vero che il potere è un forte collante, ma a lungo andare i nodi vengono al pettine. Infatti tutti i governi che si sono succeduti con il sistema maggioritario sono caduti prima della fine della legislatura. 

    Ma guardando anche l’attuale quadro politico possiamo renderci già conto che ci sono, sia in maggioranza che nell’opposizione segnali abbastanza preoccupanti: all’opposizione c’è uno schieramento di partiti che dovrebbe creare un ampio contenitore di sinistra, ma in realtà sono divisi in almeno tre gruppi che si muovono autonomamente e si tengono aperte tutte le opportunità; in maggioranza c’è chi è al Governo ma al tempo stesso si comporta anche da opposizione e chi per superare al 5% si è messo insieme ma insieme non vuole assolutamente stare.

    Allo stato attuale, sono passati solo 6/7 mesi dalle elezioni, si tratta di movimenti tellurici che probabilmente passano inosservati ai più, ma, come dicevo, con il passare del tempo e forse neppure tanto, sono destinati, come è accaduto per i Governi precedenti nati con il sistema maggioritario, a lasciare un segno anzitempo dalle parti del Pubblico Palazzo.

    Quindi, il sistema maggioritario non ha risolto il problema della governabilità, ma per contro toglie la possibilità di cambiare un Governo inefficiente, e di esempi ne abbiamo avuti molti in questi ultimi anni, se non attraverso il ricorso ad elezioni che, se affrontate con lo stesso sistema, riproporranno,  di lì a poco gli stessi identici problemi, magari a parti invertite.

    Questo balletto dura da troppo tempo e deve cessare perché genera antipolitica, improvvisazione, incompetenza, cioè tutti fattori che stanno alla base dei fallimenti di questi ultimi anni e l’insorgere di problemi per i cittadini sammarinesi che un tempo di certo non avevano.

    Senza politica si può parlare alla pancia dei cittadini, si può urlare e dire di tutto, ma non si può di certo governare un paese. Ecco perché io sono convinto che si debba tornare al sistema elettorale proporzionale, il più democratico in assoluto perché ti concede la stessa esatta percentuale di rappresentanza consiliare decretata dal voto degli elettori, senza regali e senza penalizzazioni; inoltre, con il sistema proporzionale puro, anziché sgomitare per ottenere un voto in più dell’altro i partiti sarebbero costretti a riscoprire la politica, che è l’arte nobilissima del possibile quando è fatta sulla base di principi, di valori e per salvaguardare gli interessi del Paese e dei sammarinesi e non solo ed esclusivamente per accaparrarsi il potere senza avere ben chiaro un modello condiviso di sviluppo della società!