L’augurio a San Marino: che il 2026 ci restituisca il senso della pietra e l’anima della libertà – di Marino d’Arbe

Mentre la prima neve del 2026 accarezza i merli della Terza Torre, mi ritrovo a osservare questa nostra antica Terra con l’occhio di chi ne ha studiato i secoli e non solo i giorni. La pietra del Monte è fredda, ma il cuore della Repubblica sembra soffrire di un male più sottile: una sorta di torpore dorato che ci fa scambiare il progresso con la tecnica e la libertà con il riflesso di uno schermo.

Il mio augurio, quest’anno, non è fatto di miele, ma di quella verità che un padre deve ai figli affinché non smarriscano la via del ritorno.

Al Governo e alla Maggioranza auguro di saper ritrovare il coraggio della lungimiranza e il culto sacro del capitale umano. Troppo spesso vi siete smarriti nei labirinti dei numeri, rischiando di veder fuggire eccellenze mediche come – recentemente, ma non solo – il dottor Camillieri per un calcolo da ragionieri. Vi auguro di aver compreso che un professionista sapiente vale più di mille algoritmi. È un bene che il senno sia tornato e che il professionista sia rimasto, ma vi auguro di non aver più bisogno del grido della piazza per ricordare che l’eccellenza è fatta di carne e dedizione, non solo di budget. Vi auguro di non lasciarvi ammaliare dal silicio dei robot se questo significa amputare il valore delle persone: governare è un’arte che si pratica con il cuore degli uomini, non con la freddezza di un joystick.

All’Opposizione auguro di saper tornare a essere sentinelle, e non semplice eco del malcontento. La Repubblica ha bisogno di occhi aperti tutto l’anno, non solo quando il rumore della tempesta bussa già ai portoni del Palazzo. Vi auguro di saper riscoprire il valore della proposta: essere l’alternativa non significa gridare “no” e “scandalo” a babbo morto, ma saper costruire un progetto che profumi di futuro. Vi auguro di destarvi dal letargo dei comunicati populisti e tardivi: la sovranità ha bisogno di custodi che sanno vegliare anche nel silenzio, prima che il danno sia compiuto.

Ai Sindacati e alle parti sociali auguro di saper ritrovare il dono del realismo. In un tempo di tempesta, la scialuppa si tiene a galla remando tutti insieme, non chiedendo di remare meno degli altri. Vi auguro di saper lottare per la meritocrazia e per la dignità del lavoro vero, rifuggendo la tentazione di recintare il solo “vostro” orticello a scapito del bene comune. Ricordate che il privilegio di pochi, in una terra piccola come la nostra, diventa inevitabilmente il fardello di molti: vi auguro di saper essere costruttori di giustizia, non solo custodi di vantaggi.

A voi, cittadini sammarinesi… A voi rivolgo l’augurio più profondo e complesso: vi auguro di saper tornare a essere Cittadini. Vi vedo pronti a indossare le casacche da ultras digitali, a consumarvi in battaglie per fazioni lontane o destini d’oltreoceano sulle vostre bacheche social, mentre lasciate che la vostra sovranità quotidiana appassisca per disuso. Vi auguro di saper uscire dalle piazze virtuali per tornare a occuparvi della cosa pubblica con la presenza e la partecipazione reale. La nostra libertà non è un pezzo di carta custodito in archivio, ma una fiamma che va alimentata ogni giorno tra i vicoli delle nostre contrade.

Così, cari Sammarinesi, Vi auguro e mi auguro che il 2026 ci porti meno silicio e più anima. Meno algoritmi e più mani che sanno stringersi con lealtà. Perché San Marino è fatta di pietra e di uomini: vi auguro di saper restare degni della roccia su cui poggiano i vostri piedi.

Buon anno, Sammarinesi.

Marino d’Arbe