L’Austrolabio. “Mancano 40 giorni alle Elezioni che non cambieranno nulla!” … di Augusto Casali

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Augusto Casali

Mancano ormai poco più di 40 giorni alle Elezioni Politiche Generali per il rinnovo del Consiglio Grande e Generale, cioè dell’Organo legislativo del nostro Paese.

Il concetto di partito tradizionale, ottocentesco, è andato in crisi, e non tanto perché superato dai tempi, ma perché classi dirigenti miopi, arraffone e insaziabili, hanno tradito le ragioni sociali per le quali sono nati i partiti. Ad esempio, il Partito Socialista Sammarinese, di cui mi onoro di essere stato Segretario per oltre tre anni, ha via via smarrito il sentiero tracciato dai predecessori, uomini che avevano veramente a cuore i valori della libertà e della giustizia sociale. E’ stato sacrificato l’interesse generale per l’affermazione dell’interesse particolare.

Ma non è solo colpa di qualche sciagurato protagonista che ha difeso il proprio personale interesse, infatti quando qualcuno si è ribellato e ha denunciato apertamente l’esistenza della questione morale all’interno del Partito, è stato silenziato ed il popolo socialista, purtroppo, ha scelto di seguire Barabba. 

In altre aree di riferimento, più o meno, è successo qualcosa di analogo, così gradualmente i partiti hanno perso di autorevolezza, di rappresentanza e quindi di consenso elettorale, fino ad essere relegati, in taluni casi, a ruoli marginali nel contesto del quadro politico sammarinese.

La perdita di punti di riferimento, l’atrofizzazione del dibattito ideologico, lo smarrimento di principi e di valori cardine, hanno aperto la strada alla frammentazione delle forze politiche come terminale delle aspettative dei sammarinesi che trovano sempre maggiori difficoltà ad individuare interlocutori autorevoli in grado di fornire risposte ai sempre più complessi problemi incontrati nella vita di ogni giorno.

Prova ne sia il pullulare di nuove sigle pronte ad affrontare il prossimo appuntamento elettorale. Forse ne dimentico qualcuna, ma ho contato almeno 12 rappresentanze politiche che, da sole o in coalizione, si affronteranno il prossimo 8 dicembre: Un partito ogni 2.750 abitanti circa, compresi i minorenni.

D’altronde non è pensabile fermare la frammentazione con lo sbarramento al 5% per eliminare le piccole formazioni, perché il fenomeno non si fermerà anzi si moltiplicherà se non torneremo a compiere una inversione di tendenza e a ridare a Cesare quel che è di Cesare. Occorre una operazione culturale profonda; occorre riaffermare l’importanza della politica, la nobiltà di occuparsi degli interessi della Polis, smettendola di demonizzare la politica e i politici e sapendo distinguere, casomai, tra chi si è reso protagonista di comportamenti indegni e chi invece si è comportato onestamente.

Si pensa forse di risolvere il problema con la legge elettorale vigente, che ha reintrodotto le tre preferenze e quindi il sistema delle cordate, scavalcando il giudizio degli elettori che si erano espressi con un voto referendario? Si pensa che cancellare la volontà popolare con il voto di 28 consiglieri su 60 sia il modo migliore per recuperare ruolo e credibilità? Siete fuori strada!

Pensate che ripristinare la divisione tra cittadini residenti e non, che aveva aperto una profonda ferita tra appartenenti allo stesso Popolo voluta da talune forze politiche e rimarginata con il voto dei cittadini, soprattutto interni, qualche anno addietro, possa fare recuperare la fiducia negli attuali attori della politica? Illusi!

Ed infine, affrontare la crisi di Governo che ha poi portato alla caduta dell’Esecutivo nel modo che tutti conosciamo, stringendo al massimo i tempi, solo per fare cadere il Governo ma senza preparare il dopo, tanto che nessuno, tranne qualche rara eccezione, parla di programmi, di cose da fare per sollevare il Paese rispetto alla situazione drammatica in cui è stato messo, vi pare sia il modo giusto per aiutare la Repubblica e la sua Comunità?

Io penso che purtroppo, chiunque vinca le elezioni, senza il collante fortemente condiviso delle cose da fare per risollevare San Marino, accontenterà la bramosia di potere di qualcuno, ma di certo sarà un altro buco nell’acqua.

E non so, purtroppo,  se la nostra Repubblica potrà più  permetterselo!

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