Che giorno è? Che anno è? Questo è il tempo di vincere con te, cantano a squarciagola i 45 mila tifosi della Lazio prendendo in prestito le parole di Battisti. Nella notte più importante della stagione gli uomini di Pioli non tradiscono le attese vincendo la gara d’andata del play-off diChampions. A punire il Bayer è un gol di Keita. Già, proprio il più discolo dei biancocelesti. Lui che sul prato di Shanghai aveva battuto i piedi per terra come un bambino capriccioso perché il mister di farlo giocare proprio non voleva saperne. Le voci di mercato, la voglia di dimostrare tutto il suo valore lo hanno caricato in una notte di sogni di coppa e di campioni. Un urlo liberatorio e una linguaccia da bambino al settimo cielo sotto la curva nord. Keita fa impazzire i tifosi che accompagnano con lo sguardo quel diagonale che trafigge i tedeschi e porta in cielo la Lazio.
IL FATTORE K
C’è uno strano destino che da sempre accompagna la Lazio nelle sue battaglie e anche stanotte si è seduto in tribuna a godersi lo spettacolo. Eh già perché i muscoli tradiscono il condottiero Klose sul più bello.Miro resta nello spogliatoio all’intervallo, è la chance che Keita sognava da giorni. Subito due chance fallite, colpa della troppa voglia di dimostrare che lui può e deve giocare. Poi al terzo tentativo il centro che manda in deliro i tifosi biancocelesti. Ad onor di cronaca va detto che non è stata una bella partita. Una gara giocata tutta sulla tattica da due squadre ben consapevoli dei propri limiti. Poi quel tocco di fortuna che accompagna gli audaci e così la mira sballata dei giocatori e un guizzo dell’arbitro che vede un fuorigioco di Kiessling aiuta la Lazio a non uscire di strada.
LA BATTAGLIA
I biancocelesti sono apparsi decisamente più brillanti della gara inSupercoppa, le gambe girano meglio ma il gioco latita ancora. Troppa confusione a centrocampo e troppi brividi provocati da una difesa spesso in affanno. E’ mancata la tranquillità e la verve di Biglia, è mancato il tuttocampista Parolo, ma soprattutto sono rimasti in ombra Candreva eAnderson. Da loro ci si aspetta decisamente di più. Ora è tempo di sognare, ma guai ad ubriacarsi perché manca ancora una battaglia per vincere la guerra.
Fonte: IL MESSAGGERO