LE BANCHE SAMARINESI GUARDANO ALLA FINANZA ISLAMICA

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  • La Repubblica di San Marino guarda ad Allah. Ma non dal punto di vista religioso. Bensi’ per trovare nella finanza dettata dalla Shari’ah nuove possibilita’ di sviluppo. E magari per proporsi come “ponte” con l’Europa per chi gia’ agisce secondo i dettami cari a Maometto. L’occasione per ragionarci su la offre Banca Centrale (Bcsm) che ha organizzato nella una conferenza per illustrare i servizi finanziari islamici.

     

    Le banche dei paesi islamici, infatti, devono rispettare alcune prescrizioni coraniche, tra cui il divieto di fare speculazioni puramente finanziarie. Niente “soldi che generano soldi”, ma un’attività di economia reale da finanziare. Spiega il segretario generale dell’Islamic financial services board (Ifsb), Rifaat Ahmed Abdel Karim, si fondano su due principi basilari: il divieto di ottenere interessi sui prestiti e l’obbligo di fare investimenti socialmente responsabili. In sostanza “non esiste divisione tra religione e transazione commerciale: sotto l’attivita’ finanziaria c’e’ sempre un’attivita’ reale”.

     

    Dunque,  per esempio, se si vuole fare un leasing per comprare un appartamento, sara’ la banca islamica a comprarlo per poi cederlo a rate al contraente. Non vengono pagati gli interessi, “chi deposita ottiene un conto investimento con spartizione degli utili”, e il rischio non e’ mai disgiunto. “La finanza islamica e’ un fenomeno molto dinamico e dobbiamo interrogarci su come possiamo sfruttarla”, ragiona il presidente  di Bcsm, Biagio Bossone.

     

    Infatti il sistema si porta dietro ancora diversi interrogativi, pur essendo in forte espansione. Infatti, se oggi gestisce 1.400 miliardi di dollari, nei prossimi cinque anni la crescita sara’ del 15%. Pero’ occorre valutare attentamente gli ostacoli, quelli legislativi per esempio, oppure la necessita’ di dotarsi di ingenti risorse umane per gestire la finanza islamica.

     

    Un problema che diventa ancora piu’ grosso per i piccoli istituti sammarinesi. “E’ troppo costoso- conferma Bossone- importare direttamente la finanza islamica. Meglio legarsi a soggetti importanti che gia’ vi operano”. San Marino potrebbe cosi’ proporsi come “ponte per l’Europa, per i Balcani, per l’area Mediterranea, per chi gia’ lavora secondo questi dettami, dando il brand a prodotti creati altrove e collocati in queste zone”. Tutto sta, sottolinea “a capire se ne vale la pena” perche’ comunque si tratta di “un investimento a lungo termine”.

     

       Le banche sammarinesi, suggerisce Karim, potrebbero anche creare “un consorzio o una societa’ veicolo per creare i contatti con un grande istituto islamico”. Bcsm ha gia’ mostrato tutto il suo interesse: “Ci sono i presupposti per inserire la finanza islamica nel ragionamento sullo sviluppo del sistema San Marino”, conclude Bossone: occorre capire se l’investimento paga. “Noi siamo interessati a una nuova finanza”.

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