Le ‘magie’ dell’Unione europea. “Scompaiono” anche i vaccini

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  • Nello stesso istante in cui il Premier Mario Draghi era impegnato a discutere il Senato le modalità di accelerazione del piano vaccinale, a pochi chilometri da Palazzo Madama è stato scoperto un vero e proprio tesoro: ben 29 milioni di dosi di siero Astrazeneca.

    Quello che sta assumendo tutti i contorni di un “vaccino-gate” si è consumato ad Anagni, polo industriale della provincia di Frosinone e alle porte di Roma. Nello stabilimento dell’azienda farmaceutica Catalent i Nas hanno trovato durante un’ispezione milioni e milioni di dosi del prezioso farmaco di cui nessuno sapeva nulla. O quasi nulla.

    Perché solo su indicazione della Commissione europea il Governo ha ordinato l’intervento dei carabinieri per verificare che alcuni lotti di vaccino prodotti ad Anagni fossero in regola e pronti per essere smistati tra i Paesi membri. La mega-fornitura scoperta, effettivamente, parrebbe essere destinata in Belgio, dove AstraZeneca dispone di un hub internazionale. Ma visto il quantitativo monstre, e visti i ritardi cronici del piano di consegne all’Ue da parte dell’azienda anglo-svedese, ora l’Unione vuole vederci chiaro.
    Almeno 11 milioni di quelle dosi, infatti, sarebbero destinate al Regno Unito. Altre, invece, sarebbero destinate ai Paesi basso reddito compresi nell’iniziativa Covax.

    Il paradosso è che proprio stamattina a Pratica di Mare è atterrato un cargo con 278.400 dosi del medesimo vaccino: quello di AstraZeneca.

    Un ammontare 100 volte inferiore, che fa arrivare il totale dei loro sieri sbarcati in Italia a circa 2,7 milioni, a fronte degli oltre 5 milioni previsti da contratto entro la fine di marzo. Se traslato a livello europeo, l’ammanco diventa incommensurabile, visto che AstraZeneca si era impegnata a consegnare 120 milioni di vaccini nel primo trimestre 2021, ma domenica entra l’ora legale e di vaccini ne sono stati consegnati circa un quarto.

    Così, intorno al “tesoro di Anagni” rischia di aprirsi un contenzioso tra Ue e Regno Unito. Dopo lo stop imposto da Draghi alle 250 mila dosi prodotte in Italia che erano state assegnate all’Australia, potrebbe scattare la requisizione anche dei vaccini della Catalent.
    Come scrive l’Agi, diverse settimane fa il Consiglio europeo aveva comunicato che in casi d’emergenza può essere attivato, su richiesta della Commissione, l’articolo 122 del regolamento Ue, che concede agli Stati membri lo strumento legale per obbligare le aziende a “cooperare, fornire informazioni o consegnare dosi”.

    Proprio in questo senso la Commissione ha già provveduto a ritoccare il meccanismo di monitoraggio delle esportazioni di vaccini anti-Covid introducendo un emendamento chiave: quello della reciprocità. Non è ammissibile che dagli stabilimenti sparsi nell’Unione partano milioni di dosi “fantasma” verso Paesi extra Ue che, come nel caso del Regno Unito dove la vaccinazione procede a gonfie vele, non concedono nulla o quasi nel percorso inverso. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire.

    L’Italia, in tutto questo, sta a guardare. Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, è caduto dalle nubi: “Mi sembra impossibile, mi sono attivato immediatamente”, dice. Ma è davvero ironico che mentre Draghi spiega in Senato la necessità di potenziare, e di molto, la campagna vaccinale, e mentre sul litorale laziale atterrano poche centinaia di migliaia di dosi di siero, si scopre che l’Italia abbia in Ciociaria, la prima provincia del Lazio a rientrare in zona rossa e tra le più colpite in assoluto dal virus, abbastanza dosi da poter immunizzare un quarto degli italiani.

    Ma viste le magie del mondo globale, e lo scarso potere contrattuale dell’Ue, quelle dosi toccheranno ad altri.



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