Le mezze verità di Conte al Copasir: “Salvini chiarisca”

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Il presidente del Consiglio ha riferito al Copasir sul Russiagate. Ma le sue affermazioni alla stampa non convincono

È il giorno di Giuseppe Conte al Copasir, dove il premier doveva riferire del Russiagate e delle indagini (e degli incontri) dei funzionari americani con quelli dell’intelligence italiana.

Anche se il premier ha ribadito che quello di oggi è stata un’audizione “ai sensi della legge 124” che prevede che il presidente riferisca semestralmente al Comitato parlamentare. Ma è chiaro che quella di oggi era un’audizione profondamente legata alle ultime vicende che hanno riguardato l’asse tra Roma e Washington e ai presunti legami tra lo stesso Conte e l’amministrazione Usa per rivelare dettagli sul Russiagate.

Un’audizione di fondamentale importanza, durata più di due ore, in cui Conte doveva spiegare almeno tre punti essenziali riguardo il filone italiano delle indagini e contro-indagini che riguardano Donald Trump e presunti legami con la Russia. Il primo è capire il ruolo dell’Italia alle origini del Russiagate; il secondo, chiarire i motivi degli incontri avvenuti a metà agosto a Roma tra il ministro americano William Barr e John Durham con i vertici dei servizi segreti italiani. Infine, se e in che modo Roma ha aiutato gli Stati Uniti e in che modo l’amministrazione Usa ha chiesto questo servizio al suo governo.

Conte, dopo due ore di colloqui, ha poi riferito ai giornalisti, anticipando che (come ovvio che sia) quanto detto a Palazzo San Macuto – sede del Copasir – resta in quelle stanze. Detto questo , il premier, sicuramente più teso rispetto alle ultime volte in cui è apparso di fornte alle telecamere, ha provato a ostentare sicurezza, negando coinvolgimenti italiani nell’inchiesta statunitense. La tesi esposta dal presidente del Consiglio è quella secondo cui i funzionari statunitensi starebbero indagando non sull’operato dell’intelligence italiana bensì su quello degli agenti Usa in Italia, in particolare in riferimento al periodo tra primavera ed estate del 2016.

Frasi che possono ovviamente essere contraddette da tutto quello che hanno riferito fonti di stampa mai del tutto smentite dai rispettivi servizi e che invece hanno fatto capire che ci sia qualcosa di molto più profondo che lega alcuni rami dei servizi segreti americani e l’Italia, a partire dal ruolo giocato dall’ormai famigerato professore Jseph Mifusd cosi come l’università Link. E del resto è stato lo stesso presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a dire che alcune indagini avrebbero riguardato proprio l’Italia. E non servizi americani in Italia. Un dato su cui Conte sembra aver fatto spallucce.

Ma nelle frasi per difendere la sua posizione, Conte non “dimentica” di attaccare il suo ex alleato, Matteo Salvini. In conferenza stampa, l’accusa nei confronti del Leader della Lega è feroce e non lascia adito a dubbi: “Forse Matteo Salvini dovrebbe chiarire che ci faceva con Savoini, con le massime autorità russe, il ministro dell’Interno, il responsabile dell’intelligence russa. Dovrebbe chiarirlo a noi e agli elettori leghisti. Dovrebbe chiarire se idoneo o no a governare un Paese“. Accuse pesanti che riaprono la ferita tra l’ex ministro e il Conte un tempo gialloverde e ora giallorosso.

La replica di Salvini non si è fatto attendere. Intervistato a “Zapping”, il leader della Lega ha parlato di un Conte “fra il nervoso e il disperato perchè è ormai è in un angolino“. Il presidente del Consiglio, ha detto ancora l’ex vice premier, “ha promesso mari e monti e poi si è rivelato per quello che è: un bluff“. “Saranno gli americani che si sono inventati cose strane – conclude il capo del Carroccio – Ha fatto tutto di nascosto se va bene così“. Il Giornale.it

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