Lega, i segreti sui soldi a San Marino. I pm non li possono analizzare per colpa della crisi di governo

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

C’è un altro dossier, a una prima occhiata meno incandescente, che di fatto resterà lì congelato. Anche molto a lungo se alle prossime elezioni il segretario leghista dovesse conquistare Palazzo Chigi e quindi la maggioranza in Parlamento. Ed è l’iter avviato dalla procura di Milano per chiedere il sequestro di due computer di Armando Siri, il senatore leghista già sottosegretario dei Trasporti costretto alle dimissioni perché indagato per corruzione. I pm cercano informazioni su una seconda inchiesta che riguarda Siri, quella che riguarda i mutui ottenuti dalla Banca agricola di San Marino senza garanzie: l’ex sottosegretario è indagato per concorso in autoriciclaggio aggravato insieme al capo della segreteria, Marco Luca Perini.

I pm cercano informazioni su quei mutui. Ma i pc del senatore potrebbero contenere altro. Magari qualcosa che non c’entra direttamente con le inchieste giudiziarie. L’ex sottosegretario è l’uomo che è stato il ponte tra la Lega e i sovranisti americani, in particolare Steve Bannon. “Siri? Uno dei più grandi pensatori d’Europa”, lo ha definito l’uomo nero che ha portato Donald Trump alla Casa bianca in un’intervista a Sette del Corriere della Sera.

Secondo l’Agi nel marzo del 2018 è proprio Siri che ospita un incontro – sempre smentito dai protagonisti – tra Bannon, stratega del populismo a stelle e strisce, e Salvini. Lo fa mettendo a disposizione i suoi ufficio al numero 5 di via Monte Santo a Milano. Sono gli uffici della sua associazione, la Spazio Pin che risulta anche tra gli enti collegati alla scuola di Formazione Politica della Lega. Si tratta degli stessi uffici in cui il 29 luglio scorso arrivano gli uomini della Guardia di finanza per una perquisizione. Il giorno dopo, i pm di Milano Gaetano Ruta e Sergio Spadarohanno spedito al Senato una richiesta di autorizzazione a procedere per poter accedere ai computer del parlamentare. Quando i militari della Guardia di finanza sono arrivati in viale Monte Santo 5, infatti, Perini ha spiegato che in quei locali c’era l’ufficio di Siri e sulla scrivania c’era un pc “marca Dell modello Optiplex 790, sprovvisto di numero di serie e con all’interno un hard disk SSd”. Nella stessa stanza un altro pc non utilizzato, ma che è stato aggiunto al verbale. Gli investigatori hanno quindi dovuto interrompere la perquisizione, come previsto per legge nei confronti di un membro del Parlamento. Anche perché nel frattempo Siri arrivato sul posto ha rivendicato sia l’uso dell’ufficio sia quello del computer. Diventato di fatto inaccessibile.

Il Fatto Quotidiano

  • WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com