L’Europa sbanda con due ubriachi alla guida – di Giancarlo Loquenzi, L’Occidentale

Due ubriachi. Ecco quello che sembravano Merkel e Sarkozy nella loro conferenza stampa congiunta domenica a Bruxelles. Due ridanciani ubriachi beatamente inconsapevoli del baratro lungo il quale stanno camminando (d’altronde a Sarkozy era già successo di arrivare ubriaco in conferenza stampa dopo il G8 del 2010). E questo dovrebbe essere il poderoso asse franco-tedesco su cui l’Europa appende le sue speranze di salvezza? Se è così stiamo tutti freschi.

 

Non si tratta di una difesa di ufficio di Berlusconi e del suo governo. Può anche essere vero che il suo livello di credibilità sia basso che le possibilità che in questo scorcio di legislatura si riescano a fare quelle grandi riforme che l’Italia aspetta da un ventennio e che non sono mai arrivate siano quasi nulle. Ma è forse un argomento su cui ironizzare? C’è forse qualcosa da ridere, per di più in pubblico e con i mercati finanziari pronti a sfruttare qualsiasi occasione per un po’ di sana speculazione?

 

Berlusconi dice un sacco di stupidaggini e di cose sconvenienti nelle telefonate in cui viene intercettato. Ma appunto di questo si tratta: di chiacchiere private che tali sarebbero dovute restare. Quei due invece approfittano di una conferenza stampa in un giorno cruciale per l’Europa e per l’Euro per dare sfogo ai loro risentimenti, per prendersi una micragnosa vendetta personale, senza rendersi conto dell’umorismo macabro che suscitano nei loro stessi confronti.

 

Se questa è la misura della loro capacità di guida dell’Unione, ha ragione il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Junker, quando dice: “La Ue non sta dando esempio di una leadership che funziona”. Fosse solo lo sberleffo a Berlusconi (e all’Italia) passi, ormai ci siamo abituati. Ma andatevi a leggere i giornali inglesi e americani che mettono in evidenza lo scontro frontale tra Sarkozy e Cameron, con il presidente francese che dice sprezzante: “hai perso una buona occasione per stare zitto”, quando il premier inglese prova a manifestare i suoi dubbi sulla gestione franco-tedesca della crisi.

 

Quanti vertici straordinari hanno fatto Merkel e Sarkozy negli ultimi mesi? Non si contano, e ogni volta i giornali italiani godevano nel sottolineare quanto Berlusconi fosse isolato. Quanti risultati hanno portato quei vertici? Nessuno. Su ognuno dei punti cruciali della crisi, i due vertici dell’ “asse” dissentono: la natura e l’ampiezza del fondo salva-stati, il ruolo della Bce come prestatore di ultima istanza, il destino della Grecia, la ricapitalizzazione della banche. Non c’è un solo fronte che li trovi d’accordo. Poi salgono sul palco e sghignazzano dell’Italia davanti al mondo.

 

Paul Krugman ne ha fatto un bel ritratto nel suo ultimo editoriale sul Nyt: “Mentre i piani di salvataggio falliscono uno dopo l’altro – scrive il premio Nobel – i Very Seriuos People d’Europa, che sono molto più pomposi e supponenti dei loro omologhi americani, appaiono sempre più ridicoli”.

 

Non c’è nulla di auto-assolutorio in tutto questo. L’Italia ha le sue colpe e le sue responsabilità. Ma se si è deciso, più o meno scopertamente, che ognuno gioca per sé e che per qualcuno i vincoli europei valgono solo se convengono, mentre gli altri ci si devono impiccare per intero, allora anche il governo italiano deve cambiare prospettiva. Faccia quel che serve perché serve e non perché ce lo chiedono i Fratelli Marx che oggi guidano il carro europeo.

 

Davvero dobbiamo versare lacrime e sangue per il fatidico pareggio di bilancio? Non sarebbe meglio mettere un po’ di carburante nella crescita e raddrizzare il rapporto deficit-pil aumentando il Pil invece che riducendo il deficit a suon di tasse? Si dice che se non facciamo quello che ci chiedono la Bce smetterà di comprare titoli del debito italiano. Sarà pure vero. Ma le banche francesi hanno in pancia 450 miliardi di nostri titoli e se le voci di default italiano dovessero prendere corpo, il primo a smettere di ridere sarebbe Sarkozy. Quanto alla Merkel,  stando ai dati del Financial Times, nel primo semestre del 2011 la DeutscheBank ha tagliato l’esposizione verso i titoli italiani dell’88%. La reazione più dura è stata quella di Romano Prodi non di Berlusconi: “E’ la dimostrazione di una mancanza di solidarietà che porta al suicidio anche per la Germania, sono assolutamente turbato”. Siamo sicuri che questa è la compagnia giusta per salvarci dal peggio?