L’economia è il regno dell’incertezza e, anzi, un celebre adagio che circola tra gli addetti ai lavori nella disciplina sottolinea come il ruolo dell’economista sia quello di spiegare domani perché ieri non si è riusciti a prevedere ciò che sarebbe accaduto oggi. Una battuta che basterebbe da sola a mettere nell’angolo coloro che si ostinano a ritenere l’economia una branca delle hard sciences, una disciplina maneggiabile attraverso stime, regressioni e modelli capaci di avere il crisma dell’universalità, come esperimenti ripetuti in laboratorio.
A certificarlo un economista che lavora per la stessa istituzione chiave del Washington Consensus, di recente tanto allarmata per la tenuta dell’Italia quanto poco presente nel dibattito sulla dominante volatilità che agita gli scenari borsistici globali. “Prakash Loungani”, affermato studioso del Fmi, “ha compiuto ricerche circa l’accuratezza delle previsioni degli analisti-economisti. Utilizzando dati tratti da una pubblicazione chiamata Consensus Forecasts (pubblicata dal Consensus Economics), Loungani ha dimostrato che per oltre tre decenni tra le 150 recessioni registrate solo due sono state previste, il tasso di errore è poi salito al 100% nonostante il continuo aggiornamento dei modelli previsionali”. Il Giornale.it