L’incontro al Meeting secondo il PSD

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  • Il Bluff è stato svelato, il governo ha puntato tutto sul banco del rapporto con l’Italia, in mano aveva una coppia non vestita, ora deve lasciare il tavolo nel quale ha giocato a carte coperte a scapito del paese e dei colleghi.
    La partita è iniziata dal giorno successivo l’insediamento del nuovo governo, allora un fuoco ci ha cinto d’assedio, quello delle fiamme gialle, che ha bruciato sul nascere le velleità di normalizzazione dei rapporti con l’Italia, tanto decantate durante la campagna elettorale. La tesi secondo la quale le responsabilità del cordone sanitario che la procura di Forlì, la televisione pubblica italiana con Report e la stampa poi, hanno steso sul nostro paese sarebbero tutte da imputare all’operato dell’esecutivo precedente è tanto assurda quanto falsa: dalle parti della Farnesina e di via XX settembre hanno bene in mente la successione dei Segretari di Stato per gli Affari Esteri e le vicende precedenti giugno 2006. Si son mischiate un po’ le carte di identità rispetto alle deleghe, alcune facce però corrispondono al vecchio mazzo.
    La maledizione che si porta come nefasta dote il governo attuale è l’aver tradito l’elettorato, nel non aver apportato il rinnovamento nelle persone e nel metodo. Sulle persone non è necessario specificare ulteriormente, sul metodo è sufficiente analizzare come si è mosso il Congresso di Stato, o meglio la diarchia asimmetrica che lo conduce: annunci di accordi ripetuti per mesi e mai verificati, promesse di distensione nel rapporto con l’Italia mai stato invece così ostruzionistico, omertà nel gioco a nascondino con la stessa maggioranza tenuta bendata sui contenuti degli accordi, predicazione di trasparenza e rispetto delle regole mentre il titolare e il facente funzione della politica estera si arroccavano in una trincea di silenzio insopportabile.
    Era questo il nuovo paradigma nel comportamento dell’esecutivo con le Istituzioni ed il paese?
    Il governo si è giocato da subito molta della sua credibilità sullo sviluppo del rapporto con il belpaese. Ora sappiamo la verità.
    Son passati nove mesi dall’inizio delle attività e ciò che emerge è che il Ministro degli Esteri Frattini ha superato il fossato che si diceva ci fosse tra i due stati, ha attraversato i nostri Castelli fino a Palazzo Pubblico per firmare un accordo volutamente monco ed inefficace, poi ha manovrato il ponte levatoio assieme al collega Tremonti dall’esterno e né il primo né il secondo hanno più incontrato gli omologhi sammarinesi.
    Impossibile dimenticarsi poi, soprattutto alla luce degli attacchi da più parti sulla stampa, di come abbia dato una bella immagine l’incredibile allegra spensieratezza con la quale da Palazzo Begni si annunciava via etere a Report il ridimensionamento ad “una quarantina” delle società finanziarie e della chiusura di “3-4 banche”, i due richiami all’Ambasciatore d’Italia senza risposta su quella trasmissione, poi sulla “visita” al Consolato a Rimini.
    Come non sottolineare che dire che le domiciliazioni fiscali concesse presso il Consolato facevano parte di “una prassi concordata verbalmente” ci fa apparire dei dilettanti.
    Come non rilevare che la proroga degli arresti domiciliari (prima del processo) dei vertici CARISP, giunti al quarto mese, rappresenta un evento fuori dall’ordinario per i reati contestati.
    Su tutte queste vicende, il governo in carica, non quello precedente ha precise responsabilità, se non altro quella di non aver saputo adeguatamente difendere la dignità del nostro Stato e arginare la piena sui giornali e in televisione, col fango appiccicoso e durevole delle inesattezze, a volta falsità, rappresentate.
    In questo clima il governo pensa bene di forzare i tempi aspettandosi la benevolenza italiana per i prossimi esami Moneyval e OCSE, la realtà è che non c’è mai stato un rapporto paritario di interazione con il mondo politico italiano.
    Per ottenere tra Gatti e Tremonti un meeting, bisognava attendere quello di Rimini, che il Ministro non si sogna neppure di salire sul Titano, al massimo colloqui telefonici.
    Evidentemente, visti i risultati, sarebbe stato meglio non rendere pubblica la posizione di subalternità, ai limiti della lesa sovranità della nostra Repubblica alle rivendicazioni italiane, alcune delle quali ingiustificate.
    Tutte le dichiarazioni di intenti, le polemiche contro chi chiedeva, come noi, di poter contribuire alla trattativa dando anche verso l’esterno l’idea di un paese unito che ha la volontà di recepire le richieste internazionali, di adeguarsi agli standard OCSE, si sono rivelate per quelle che erano: strumentali.
    Rimarranno nella storia di questo paese le dichiarazioni di un Ministro italiano che in presenza dei rappresentanti massimi del governo sammarinese, ci bacchetta da Professore qual è trattandoci come il più asino dei suoi studenti.
    L’avevamo detto da tempo che l’esecutivo era incapace di portare a casa risultati con tempestività e positivi sviluppi per il paese.
    Il Professore vi ha bocciato e il paese subirà contraccolpi gravi, siatene consapevoli.