Non è un caso che Paul Phua fosse stato nominato, caldeggiato e proposto da Podeschi, ambasciatore di San Marino non residente in Montenegro. Nei Balcani, infatti, Podeschi e Baruca avevano diversi affari e società. Così pure i loro amici del “cerchio magico” degli ambasciatori di San Marino, come lo stesso Phua o Viktor Restis, greco ambasciatore del Titano in Polonia. Nomine senza apparente motivo. Il motivo invece c’era, ma, secondo quanto sta venendo fuori dall’inchiesta sulla tangentopoli sammarinese, non era quello di promuovere all’estero gli interessi di San Marino, bensì di utilizzare San Marino per fare i propri di interessi. E la vicenda finisce anche sulle prime pagine dei giornali montenegrini, in particolare sulla pagina web del giornale Vijesti nome della testata che tradotto significa Notizie, appunto, giornale che ha anche una edizione a stampa.
Gli affari in Montenegro: Nell’ordinanza che ha portato al ri-arresto di Podeschi e Baruca, si parla dei loro affari in Montenegro. In particolare in uno dei nuovi episodi di riciclaggio che vengono contestati ai due, c’è il trasferimento di denari ritenuti di provenienza illecita su un conto della Euro Commercial Bank, intestato a R.P. s.r.l. Si tratta di una somma di 740mila euro che arriva a San Marino il 1° agosto del 2011, tramite bonifici esteri provenienti, appunto, dal Montenegro.
Di questi, 305.000 euro finiscono a Biljana Baruca sul suo conto in Ecb. Poi a favore del rapporto personale di Claudio Podeschi, sempre in Ecb. Ma perché questi denari sono di provenienza illecita? Gli inquirenti lo spiegano nell’ordinanza, ricostruendo le attività della cerchia di amici dell’ex Segretario alla Sanità tra il Montenegro, la Grecia e la Malesia.
Gli amici del “cerchio magico” montenegrino viaggiano su una Porsche Cayenne
Ai rapporti con il cerchio magico montenegrino i magistrati sammarinesi risalgono seguendo una Porsche Cayenne. Infatti quest’auto, intestata alla Aol Ipsp San Marino – società amministrata da Biljana Baruca e riconducibile pure a Claudio Poedschi, da questa società formalmente assunto nell’agosto 2013 – nel maggio del 2013 venne destinata a Petros Stathis, Emmanouil Pairaktaridis e Mladen Kaladurdevic. Infatti Aol conferì ai tre una autorizzazione a condurre. Ma chi sono questi tre soggetti? Lo spiega l’ordinanza dei magistrati sammarinesi. Con particolare riferimento ai primi due: Petros Stathis e Emmanouil Pairaktaridis insieme a Victor Restis, uno degli uomini più ricchi della Grecia e già ambasciatore di San Marino in Polonia, sono collegati ad una società di Podgorica, in Montenegro appunto, denominata Adcapital Montenegro. Questa società si occupa di investimenti nello stato balcanico da parte, appunto, di uomini d’affari greci. Investimenti dedicati all’industria del turismo, resorts e hotels,ma non solo. Il terzo soggetto che saliva sul Cayenne, Mladen Kaladurdevic, risulta invece collegato alla società montenegrina “Adriatic Properties d.o.o.”, che nel 2010 aveva ricevuto dalla European Bank for Reconstruction and Development circa 37 milioni come finanziamento per la costruzione, tra gli altri, dello Sveti Stefan Island Hotel con brand “Aman Resorts” – quelli collegati a Phua che dovevano costruire un albergone anche sul Titano – in Montenegro. Il costo complessivo delle opere era pari a circa euro 92,6 milioni. Anche questa faceva parte di una galassia di società collegate al gruppo Restis.
L’illecita provenienza dei denari
Essendo società riconducibili al gruppo Restis, gli inquirenti ritengono che sia questi milioni per costruire hotel di lusso nei Balcani e per le altre attività correlate, sia quelli che arrivarono a San Marino, fossero di provenienza illecita. Tanto che lo stesso Victor Restis, già ambasciatore in Polonia per il Titano, è stato arrestato nel luglio 2013 con l’accusa di riciclaggio ed appropriazione indebita per l’influenza esercitata su banche riconducibili alla sua famiglia, al fine di concedere prestiti a società del proprio gruppo. L’accusa ha riguardato l’appropriazione indebita e il riciclaggio di 5,8 milioni di euro della First Business Bank (FBB), un piccolo istituto finanziario di Atene in cui la famiglia Restis deteneva una quota del 64%. Secondo le inchieste condotte dalla Banca Centrale greca e dalla magistratura, i fondi sono stati illegalmente trasferiti all’estero attraverso società offshore. La First Business Bank è stata messa in liquidazione nel maggio 2013: i cespiti non oggetto delle illecite condotte del socio di maggioranza, sono stati acquisiti dalla Banca Nazionale della Grecia. Sono state, inoltre, avviate inchieste giudiziarie relative a 500 milioni di euro, oggetto di appropriazione indebita e di riciclaggio.
Prima pagina su Vijesti e le società in Montenegro
Della tangentopoli sammarinese e delle società di Poedschi in Montenegro, parla in questi giorni il giornale Vijesti, che traccia il quadro delle società attive del gruppo sammarinesegreco- asiatico. Podeschi e Baruca hanno partecipazioni in due società attive in Montenegro e “siccome sono stati arrestati a San Marino, entrambe potrebbero avere problemi con la legge”, riporta il giornale. Una società si chiama Edera Financial Investimenti e i soci, stando a quanto riporta il giornale, sono, al 33% ciascuno Claudio Podeschi e Franco Botteghi, e Andrej Ceccoli al 34%. Sarà un caso, ma sono gli stessi tre nomi che, assieme ad un quarto indicato da Asset Banca, avrebbero dovuto fare parte del Cda della banca nascente dalla cessione della licenza di Bcs ad un gruppo russo. L’altra società è la “Investimenti Sbp”. Biljana Baruca detiene il 25%; un 25% è di Stefanos Balafoutis – indagato a San Marino – e il restante 50% è di Emmanouil Pairaktaridis, quest’ultimo, secondo le indagini sammarinesi, nel cerchio degli affari di Restis. Non solo. Il nome di Pairaktaridis è legato a ben nove aziende registrate in Montenegro. E’ il fondatore, amministratore delegato o rappresentante legale in quasi tutte le società montenegrine che sono collegate con Prua e con Stathis. (…)
Fonte: L’Informazione di San Marino, articolo del 18.05.2015