L’”inizio della fine” della latitanza boliviana di Cesare Battisti comincia a Santa Cruz de la Sierra, precisamente al residence Casona Azul, sulla Radial 21, una stradona dell’estrema periferia ovest della metropoli a poche centinaia di metri dal quarto anello di circonvallazione.
Battisti è arrivato al residence la notte del 16 novembre a bordo di un Suv Toyota Rav4 color scuro accompagnato da un amico, un individuo descritto come alto, in carne e con i capelli corti e la pelle chiara, istruito, molto probabilmente un locale e unico soggetto che ha più volte visitato il latitante durante il suo breve soggiorno al residence; è stato proprio questo suo amico a fare il check-in per poi allontanarsi e lasciare la stanza a Battisti che viaggiava con bagaglio leggero.
Il 5 dicembre, giorno della partenza, si è presentato un altro individuo a prendere Battisti, un ragazzo boliviano sulla ventina, sempre a bordo del Rav4. Il latitante aveva detto allo staff del residence che sarebbe tornato a gennaio e in effetti così è stato visto che veniva individuato e arrestato il 12 gennaio sempre a Santa Cruz de la Sierra e a meno di due chilometri dal residence, nel barrio di Ubarì. Questa volta però l’ex brigatista non ha soggiornato alla Casona Azul, non risulta ancora chiaro quando sia arrivato per la seconda volta a Santa Cruz e dove abbia alloggiato gli ultimi giorni, è però noto che tra il 5 e il 7 gennaio il cellulare di Battisti veniva individuato a La Paz, nei pressi di plaza 21 Diciembre.
Resta inoltre da chiarire chi fossero i misteriosi due uomini che lo hanno accompagnato in quei giorni di permanenza al residence di Santa Cruz de la Sierra a cavallo tra novembre e dicembre. Al momento dell’arresto, Battisti aveva pochi soldi in tasca e ciondolava per le vie di Ubarì, ignaro del fatto che gli agenti italiani gli fossero alle calcagna; il resto è ben noto.