L’ines nella relazione annuale ripete il ritornello sui migranti: “Eventuali politiche di recupero della bassa natalità italiana non potranno da sole arginare la riduzione delle classi di popolazione in età lavorativa prevista per il prossimo ventennio”.
L’Inps insiste. Ancora una volta torna il ritornello dei migranti che “servono a pagare le pensioni”.
Nella sua relazione annuale, l’Istituto previdenziale fa sapere che “le previsioni sulla spesa indicano che anche innalzando l’età del ritiro, ipotizzando aumenti del tasso di attività delle donne che oggi tendono ad avere tassi di partecipazione al mercato del lavoro più bassi, incrementi plausibili e non scontati della produttività, per mantenere il rapporto tra chi percepisce una pensione e chi lavora su livelli sostenibili è cruciale il numero di immigrati che lavoreranno nel nostro Paese”.
Non solo. Perché mentre il governo giallo-verde, e in particolare il ministro leghista alla famiglia Lorenzo Fontana, promette di voler mettere in campo politiche per aumentare il tasso di natalità e ridare così vitalità al Belpaese, l’Inps detta la sua line: “Eventuali politiche di recupero della bassa natalità italiana o dei tassi di occupazione femminili e maschili potranno correggere gli squilibri demografici nel lungo periodo – scrive nella relazione annuale – ma non potranno da sole arginare la riduzione delle classi di popolazione in età lavorativa prevista per il prossimo ventennio”.
In fondo non è la prima volta che Tito Boeri ripete che “abbiamo bisogno di immigrati” per mantenere in vita il sistema pensionistico. Eppure c’è anche qualche esperto che pensa il contrario, sostenendo che “saremo noi a pagarle ai migranti” (leggi qui). Chissà cosa penserà Matteo Salvini dell’ultima uscita dell’Inps. Il Giornale.it